Vitamina D, fondamentale per ossa e apparato muscolare

La vitamina D è un alleato fondamentale per il benessere delle nostre ossa. Ma il prezioso ormone oltre a ricoprire un’importanza fondamentale per la salute dello scheletro, incide anche sulla funzione del muscolo. Emerge all’8° Skeletal Endocrinology Meeting di Mantova.

“Un basso livello di vitamina D è legato a doppio filo alla miopatia, ossia alla perdita di forza muscolare”, spiega Andrea Giustina, Professore di Endocrinologia e Metabolismo al San Raffaele di Milano. Il deficit e la carenza di questa vitamina, endemiche nella popolazione italiana, arriva all’80% in quella anziana che proprio per questo deficit rischia cadute pericolose. A Mantova, gli specialisti hanno citato alcuni studi in cui è stato dimostrato che il trattamento con la vitamina D 3 e calcio per 3 mesi ha ridotto il rischio di cadute del 49% rispetto al solo calcio. Un altro gruppo di ricercatori, australiani, ha sottoposto un campione di pazienti a trattamento con vitamina D 2 e calcio per 2 anni riducendo il pericolo di cadute del 30% rispetto al calcio da solo.

La vitamina D svolge un’azione fisiologica fondamentale nella regolazione del metabolismo osseo, favorendo l’assorbimento di calcio dall’intestino e regolando il suo deposito nell’osso. Questo effetto fisiologico è importante in tutte le fasce di età: in quella infantile favorendo il corretto accrescimento osseo, da adulti nel favorire l’acquisizione del picco di massa ossea (che si raggiunge intorno ai trent’anni) ed il suo mantenimento nelle decadi successive. Ecco perché dobbiamo considerare la vitamina D come un ormone essenziale alla salute dell’osso. Ed infatti, quando la vitamina D è carente, l’osso risulta fragile, con conseguente predisposizione alle fratture. Tale condizione è molto simile all’osteoporosi predisponendo alla comparsa di fratture sia vertebrali sia di femore.

Le fratture di femore da fragilità comportano un’alta incidenza di mortalità in quanto circa il 20-30% ha esito fatale entro il primo anno dalla frattura. Inoltre, su 10 persone che sopravvivono alla frattura del femore, tra 2 e 3 sopportano pesanti conseguenze che ne minano l’autonomia e la qualità della vita. Un altro 20% deve essere assistito, spesso per lunghi periodi.

L’elevata frequenza di fratture nei soggetti carenti di vitamina D è favorita anche da un elevato rischio di caduta causato da una miopatia secondaria al deficit vitaminico. In particolare, è noto da tempo che la vitamina D svolge un’azione fisiologica importante nel regolare la forza muscolare e pertanto, in carenza di vitamina D, la forza contrattile muscolare risulta alterata con conseguente compromissione della deambulazione e del mantenimento della stazione eretta. Il rischio di fratture risulta anche essere aumentato dalla frequente coesistenza dell’osteoporosi, soprattutto nella popolazione geriatrica. A tale riguardo, merita di essere ricordato che i farmaci anti-osteoporotici risultano efficaci nel prevenire le fratture solo dopo aver corretta la carenza di vitamina D.

Oggi ci sono molti modi per correggere vari gradi di ipovitaminosi D, dalla più severa carenza alle ipovitaminosi D di grado lievi. Nella maggior parte dei pazienti, ipovitaminosi D viene corretta somministrando il farmaco in maniera intermittente (una volta a settimana o una volta al mese o addirittura due/tre volte all’anno), per favorire una completa accettabilità da parte del paziente, consapevole del fatto che tale terapia è inevitabilmente cronica. Il trattamento dell’ipovitaminosi D porta ad una sicura riduzione del rischio di fratture, soprattutto quando viene garantito un normale introito di calcio (il più delle volte con gli alimenti, in altri casi con supplementi farmacologici).

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