Emissioni auto: Ue apre infrazione contro l’Italia

Altroconsumo prende atto dell’apertura da parte della Commissione europea della procedura di infrazione contro l’Italia; apprezza soprattutto la dichiarazione della Commissaria Elżbieta Bieńkowska e la sottoscrive appieno. I costruttori di automobili hanno infatti prestato ben poca attenzione alle misurazioni delle emissioni ed alcuni hanno persino infranto chiaramente la legge.

Secondo Handelsblatt, le accuse mosse all’Italia dalla Commissione europea sarebbero sostanzialmente le stesse. Come gli altri stati membri, anche l’Italia potrà presentare una propria memoria “difensiva”. Nel mirino ci sarebbero sempre le emissioni del crossover italiano, Fiat 500X equipaggiata con il diesel da 2.0 litri. Evidentemente la mediazione di Bruxelles non si era esaurita il 14 marzo scorso, dopo l’intesa tra i governi di Berlino e Roma, perché la Commissione resta “guardiana dei Trattati” e ha diritto di intervenire “se e quando ha ragione di ritenere che la legislazione Ue non sia correttamente applicata”.

“Alle parole devono seguire tuttavia fatti concreti – dichiara Marco Pierani direttore relazioni esterne per Altroconsumo – se l’Europa non vuole morire della propria burocrazia che la allontana sempre di più dal pieno riconoscimento dei diritti e degli interessi dei cittadini e consumatori. Altroconsumo è poco interessato a procedure di infrazione incrociate che colpiscono Germania e Italia ma che sono volte, per converso, a proteggere violazioni palesi e accertate di VW e Fiat con la sponda dei governi tedesco e italiano. Siamo in campo da tempo con tre azioni di classe per questi fatti, due contro Volkswagen e una contro Fiat. I consumatori possono aderire per ottenere il risarcimento. Questi sono fatti!

Stiamo facendo la nostra parte – conclude Marco Pierani – la Commissione europea e i governi italiano e tedesco chiariscano invece da che parte stanno e quando costringeranno le case automobilistiche a risarcire i consumatori come è già avvenuto negli Stati Uniti”.

La tecnologia FCA è stata oggetto di un contenzioso tra Berlino e Roma, dopo la denuncia da parte del ministro federale dei trasporti Alexander Dobrindt di una funzione giudicata “non giustificabile tecnicamente” a bordo di modelli del gruppo. L’Italia aveva evitato l’apertura di una procedura d’infrazione alla fine del 2016, quando – in seguito al dieselgate scatenato dal software installato su 11 milioni di veicoli del gruppo Volkswagen a livello planetario – l’Europa aveva mosso contestazioni a sette Paesi per non aver fornito informazioni o per essersi mosse con una certa “pigrizia” e senza prevedere sanzioni. La pratica era stata aperta nei confronti di Germania, Gran Bretagna, Spagna, Grecia, Lussemburgo, Lituania e Repubblica Ceca.

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