Grilli e altri insetti al posto della bistecca per ridurre i gas serra

In un futuro non troppo lontano potremo mangiare grilli, larve e altri insetti: così facendo potremmo contribuire alla riduzione delle emissioni di gas serra correlate all’allevamento del bestiame e combattere i cambiamenti climatici. Inoltre hanno un bassissimo impatto ambientale in termini di emissioni di gas serra e di consumo di risorse: per produrre un chilo di carne di manzo servono più di 15 mila litri d’acqua, per produrre l’equivalente di grillo ne serve soltanto uno.  Secondo uno studio scozzese se si rimpiazzasse con insetti metà della carne mangiata nel mondo si ridurrebbe di un terzo lo sfruttamento di terreni agricoli, riducendo significativamente i gas serra emessi in atmosfera.

Pubblicato sulla rivista Global Food Security, lo studio è stato condotto dall’Università di Edimburgo sulla base di dati della Fao. È vero che lo scetticismo di molti consumatori di fronte agli insetti nel piatto ne limita il consumo, ma i ricercatori sottolineano che anche un incremento minimo in questo senso potrebbe portare benefici. E ciò si potrebbe ottenere non tanto grigliando locuste e scarafaggi, ma magari usando gli insetti come ingredienti in alcuni cibi pronti.

I ricercatori sottolineano che gli insetti, ma anche i surrogati della carne come il tofu, sono la scelta proteica più sostenibile perché richiedono una minor quantità di terra ed energia per la loro produzione. La bistecca è la meno amica dell’ambiente. Contrariamente a studi precedenti, aggiungono gli scienziati, la carne creata in laboratorio è invece risultata non più sostenibile di pollo o uova.

La Fao ha definito gli insetti come cibo del futuro e Addento da anni sperimenta in questo campo. Il risultato raggiunto è una linea di nuovi alimenti con un ingrediente alternativo: una farina di grilli, nutrizionalmente superiore e più sostenibile rispetto ad altri cibi. I grilli rappresentano infatti una fonte alternativa proteica di primaria importanza tanto da essere considerati una risorsa di altissimo potenziale: ad esempio, hanno un contenuto proteico pari al 69% sul peso secco (contro il 32% della bresaola), sono ricchi di vitamina B12 e di acidi grassi come Omega-3 e Omega-6.

Mi Green Food, invece, partendo dallo studio di un gruppo di ricercatori (Zhenlei Xiao, Gene E. Lester, Yaguang Luo e Qin Wang) in collaborazione con il Dipartimento di Nutrizione e scienze alimentari dell’Università di Maryland, ha avviato la produzione di micrortaggi, plantule commestibili che rappresentano una nuova tendenza del mercato agroalimentare.

Con un’elevata concentrazione di vitamina C, E e K i micrortaggi sono ricchi di valori nutrizionali e antiossidanti tanto da essere definiti come “Super food”, per l’elevata presenza di questi elementi rispetto ad ortaggi maturi e per i benefici sulla salute umana. La coltivazione inoltre avviene in ambiente indoor con metodo intensivo grazie all’utilizzo di un sistema multistrato e led specifici e un processo produttivo, altamente tecnologico e sostenibile.

Al pari dei micrortaggi, anche le alghe sono tra gli alimenti più sostenibili del pianeta, per la loro produzione infatti è richiesto solo il sole, niente acqua né terra e soprattutto niente fertilizzanti né pesticidi. Esemplari sono le esperienze di Seamore Food e New Wave Foods.

Seamore Food, azienda olandese di base ad Amsterdam, produce e vende bacon e tagliatelle a base di alghe, dando vita a piatti “alternativi”, ma che imitano le ricette della tradizione. Interessante anche il caso della statunitense New Wave Food, leader nella produzione di frutti di mare a base vegetale, che da anni si impegna a dare una soluzione alla massiccia richiesta di questi prodotti realizzando alimenti sostitutivi ad alto contenuto nutritivo, capaci di frenare il devastante impatto della pesca commerciale sull’ecosistema marino e oceanico.

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