Milano in marcia con migliaia migranti, perché contro la disperazione non ci sono muri o leggi restrittive che tengano

Milano in marcia con migliaia migranti. La marcia è partita dai bastioni di Porta Venezia. Migliaia di persone si sono presentate all’appuntamento che ha sollevato polemiche politiche soprattutto dopo l’aggressione di giovedì sera nel mezzanino della Centrale, dove un 20enne ha accoltellato un poliziotto della Polfer e due militari durante un controllo dei documenti. Per questo il governatore Roberto Maroni aveva chiesto la cancellazione dell’iniziativa.

Il sindaco Sala “Con la solidarietà e l’accoglienza ci sarà giustizia”. Lo ha detto il sindaco di Milano, Giuseppe sala, arrivando alla marcia ‘Insieme senza muri‘. “Io voglio essere il sindaco di una città – ha continuato – che pensa a crescere e pensa ogni giorno a diventare migliore e più bella, ma questo successo non può che essere associato alla solidarietà”. Il sindaco ha poi spiegato che ci devono essere “diritti per chi arriva e diritti per chi è già qua da tempo – ha concluso – le due cose si possono fare insieme. Da cittadino e da sindaco non vorrei stare in una città troppo cinica che pensa solo a se stessa”. Il tema dell’immigrazione, ha poi detto il sindaco dal palco della manifestazione, “riguarderà le nostre vite per i prossimi decenni e io voglio essere un costruttore di ponti non di muri”. Ed ha aggiunto: “Di fronte al tema epocale delle migrazioni non si può girarsi dall’altra parte. Vi prometto che non lo farò. Lavoro ogni giorno per costruire una grande Milano, ma questo non avrebbe senso se si perdesse l’anima solidaristica della città – ha concluso – io cercherò di fare Milano grande ma senza dimenticare la solidarietà”.

Il messaggio di Grasso “L’accoglienza dei migranti è un dovere morale e giuridico nazionale e internazionale. Dall’Italia mandiamo un un messaggio a tutta Europa: accogliamo con orgoglio il fatto che l’Ue ci abbia riconosciuto il lavoro che facciamo sull’accoglienza ma vogliamo coinvolgere in questo tutta l’Unione”. Lo ha detto il presidente del Senato, Pietro Grasso, visitando la sala operativa centrale della questura di Milano, prima di andare alla manifestazione “Insieme senza muri”. Il presidente del Senato: “Chi nasce qui è italiano” “Oggi diciamo che non torniamo indietro. Non costruiremo con i mattoni dell’intolleranza nuovi muri e divisioni”. Così, dal palco di piazza Castello a Milano, si è espresso il presidente del Senato Pietro Grasso. “Un muro – ha aggiunto – porta a una chiusura, a essere carcerieri di se stessi e noi non cederemo al ricatto della paura”.

“Mi sono sentito veramente felice di essere in mezzo a tanta gente. Ho visto una luce nei loro occhi di partecipazione, di solidarietà e di invito alla convivenza”, ha proseguito Grasso. Qualcuno, come il presidente della Lombardia Roberto Maroni, era contrario alla manifestazione, ma Grasso è di opinione diversa. “Sono rispettoso delle opinioni degli altri – ha detto – della dialettica ma siccome la mia idea è un’altra sono qua”. “Chi è nato in Italia, studia in Italia, è italiano”, ha poi sottolineato, ricevendo applausi scroscianti sul bisogno di una legge sulla cittadinanza. Ed ha concluso: “Sono qui per difendere la Costituzione”, ricordando che la Carta prevede l’accoglienza di chi non ha diritti garantiti nel suo Paese d’origine: “E’ il momento che l’Europa diventi più equa e solidale”.

Carlo Petrini, Presidente di Slow Food, commenta: “È spesso la disperazione a spingere milioni di persone a lasciare le proprie case e mettersi in viaggio rischiando la vita. Vogliamo interrogarci su cosa generi questa disperazione e quale possa essere il nostro ruolo di cittadini nel cercare di alleviarla. Perché contro la disperazione non ci sono muri o leggi restrittive che tengano.

In Africa e in Medio Oriente i conflitti e l’insicurezza stanno minando intere comunità. I nostri governi hanno grandi responsabilità storiche per aver contribuito a creare le condizioni attuali. Abbiamo tutti il dovere di chiedere un intervento per generare opportunità in questi Paesi, per combattere il modello produttivo occidentale, che oggi mette in ginocchio le comunità locali incapaci di far fronte ai cambiamenti climatici e alle difficoltà ambientali. Slow Food porta avanti da anni diversi progetti per sostenere coloro che hanno deciso di resistere e di restare nella propria terra per combattere i fenomeni che la impoveriscono. Oggi marciamo insieme e senza muri per combattere indifferenza e allarmismo e far sì che il cambiamento parta da tutti noi.»

Parlando di mari e Mediterraneo è impossibile non pensare alle tragedie delle migliaia di migranti morti nel tentativo di attraversarlo. Ma anche alle storie di successo di chi nel paese di arrivo crea nuove imprese e arricchisce con nuove identità culturali e gastronomiche. Se ne parlerà anche a Genova, in questi stessi giorni, durante Slow Fish, l’evento internazionale dedicato al mondo ittico e agli ecosistemi marini, organizzato da Slow Food e dalla Regione Liguria. A loro sarà dedicata la conferenza conclusiva dell’evento Un mare di culture (21 maggio ore 16) con Cheikh Guisse, associazione senegalese di Genova, Andrea Pescino, associazione Orto Collettivo e Stefano Liberti, scrittore e giornalista.

Anche l’Università degli Studi di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, ha deciso di affrontare il tema e, in collaborazione con Slow Food, presenta quest’anno la prima edizione del Migranti Film Festival, che si svolgerà a Pollenzo, Italia, dal 10 al 12 giugno 2017. Nel corso delle tre giornate dell’evento si alterneranno 6 lungometraggi, 8 cortometraggi e altri film fuori concorso, conferenze, dibattiti, spettacoli teatrali sulla tematica dei migranti e dei fenomeni migratori, con particolare attenzione ai giovani delle seconde generazioni, alle convivenze, all’identità e alla multiculturalità.

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