PFAS, oltre 130 mila cittadini veneti esposti ad acqua potabile pericolosa

Il problema dell’inquinamento in Veneto è venuto alla luce nel 2013, quando uno studio del Consiglio Nazionale delle Ricerche rileva la contaminazione da PFAS nei fiumi e nelle acque potabili di una vasta area compresa tra le province di Vicenza, Verona e Padova.

L’agenzia Regionale per l’Ambiente, individua quindi nel depuratore di Trissino, dove confluiscono gli scarichi dell’azienda chimica Miteni Spa, una delle principali fonti di inquinamento. La Regione Veneto deve agire immediatamente, ma non lo fa nella direzione sperata: invece di bloccare gli inquinatori e la distribuzione dell’acqua potabile, alza i limiti ammessi di PFAS: un bel regalo alle industrie, non certo ai cittadini!. I livelli di PFAS consentiti in Veneto nelle acque potabili sono stati innalzati più volte, tanto da essere tra i più alti al mondo. Un vero paradiso per gli inquinatori! Intanto, di fronte all’inerzia delle istituzioni, cresce la paura tra gli abitanti delle zone contaminate, ormai consapevoli dei rischi per la salute potenzialmente correlati alla presenza di alcuni PFAS nel sangue: forme tumorali, complicazioni in gravidanza e problemi al sistema endocrino.La salute e la sicurezza dei cittadini viene prima del profitto delle industrie.

Dall’analisi dei dati ufficiali ottenuti da alcune ULSS della Regione Veneto, Greenpeace ha rilevato che oltre 130 mila cittadini veneti sono stati esposti ad acqua potabile che negli Stati Uniti non è considerata sicura per la salute umana a causa della presenza di PFAS (sostanze perfluoroalchiliche). Il numero sale a circa 200 mila abitanti se questi valori vengono confrontati con i livelli di sicurezza svedesi. Acqua potabile che supera le soglie stabilite da questi Paesi è arrivata, infatti, nelle case di tanti veneti almeno una volta nel corso del 2016.

“Chiediamo alla Regione Veneto di dimostrarci con prove scientifiche la maggiore tolleranza ai PFAS da parte dei veneti rispetto ai cittadini americani e svedesi, per giustificare l’adozione di livelli di sicurezza di PFAS così elevati nelle acque potabili” dichiara Giuseppe Ungherese, responsabile Campagna Inquinamento di Greenpeace Italia.

Greenpeace, dopo aver presentato nei mesi scorsi un’istanza pubblica di accesso agli atti alla Regione Veneto, pubblica oggi un grafico interattivo, con una sintesi dei dati ufficiali del 2016 ottenuti nei mesi scorsi da cinque ULSS – 6 Euganea (ex ULSS 17), 8 Berica (ex ULSS 5 e 6) e 9 Scaligera (ex ULSS 20 e 21) – e relativi ad oltre 90 comuni veneti. Per ogni comune viene riportata la concentrazione minima, media e massima di PFAS nell’acqua potabile oltre a un confronto con i livelli consentiti in Svezia e Stati Uniti. Proprio negli Stati Uniti una concentrazione superiore a 70 nanogrammi per litro di due PFAS, il PFOA (acido Perfluoroottanoico) e il PFOS (Perfluorottansulfonato), non è considerata sicura per la salute umana e nei casi in cui si superi questo valore viene sospesa l’erogazione di acqua potabile.

In Svezia una concentrazione di PFAS nell’acqua potabile fino a 90 nanogrammi per litro, riferita alla somma di ben undici composti, è considerata sicura per la salute. In Veneto invece solo per il PFOA, un composto classificato come potenzialmente cancerogeno per l’uomo dall’agenzia delle Nazioni Unite per la ricerca sul cancro (IARC), sono consentiti livelli fino a 500 nanogrammi per litro nell’acqua potabile. Per garantire la tutela della salute e della sicurezza dei cittadini, nelle scorse settimane Greenpeace ha lanciato una petizione per chiedere alla Regione Veneto di abbassare i livelli consentiti di PFAS nell’acqua potabile allineandoli con i valori più restrittivi adottati in altre nazioni.

I dati che Greenpeace rende noti oggi sono pubblicati in forma aggregata nel bollettino “Acqua potabile in Veneto” disponibile sul sito istituzionale della Regione Veneto e suddivisi per comune sui siti ufficiali di alcune ULSS del veronese. “Di fatto oggi, almeno per i dati più recenti pubblicati sul sito della Regione, è quasi sempre impossibile risalire alla presenza di PFAS nell’acqua potabile del proprio comune. Con la pubblicazione odierna vogliamo garantire a tutti i veneti che vivono in aree contaminate da PFAS il diritto di sapere il grado di contaminazione dell’acqua potabile. In una situazione di inquinamento così grave la Regione dovrebbe assicurare un facile accesso alle informazioni” conclude Ungherese.

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