Yemen, centinaia di casi di colera, più di 200 nella capitale Sana’a

Proclamato lo stato d’emergenza nella capitale dello Yemen, sono centinaia di casi di colera riportati nel Paese, 200 soli a Sana’a. A riferire quest’ultimo dato è una infermiera dell’ospedale Jumhour della capitale yemenita intervistata da al-Jazeera. Secondo la donna, nella struttura ospedaliera in cui lavora due pazienti sono morti perché infetti dalla malattia. L’agenzia di stampa locale Khabar, citando fonti vicine al ministero della Salute, ha fatto sapere che sabato 10 persone sono decedute in Yemen per il colera: 3 a Sana’a, 3 nella provincia di Ibb e 4 in quella di Hodeidah.

Medici senza frontiere (Msf) denuncia centinaia di casi simili in tutto il Paese a causa del peggioramento delle condizioni di salute. Intervistato dal quotidiano filo-saudita al-Sharq al-Awsat, l’addetta alla comunicazione di Msf Malak Shaher ha riferito che, a partire dallo scorso 24 aprile, sono stati registrati 158 episodi di colera nel governatorato di Dhale e 218 in quello di Hodeidah nel distretto di Abs. Shaher ha poi spiegato che il numero degli infetti sta salendo. Un dato che è stato confermato all’Afp anche dal portavoce dell’organizzazione umanitaria, Ghassan Abou Chaar: “Abbiamo timori che la malattia potrebbe diventare un’epidemia – ha dichiarato Chaar – a due anni dall’inizio della guerra, il sistema sanitario è crollato, gli ospedali sono distrutti e i salari degli impiegati pubblici non sono pagati da mesi”.

La situazione è particolarmente difficile nella capitale controllata dai ribelli sciiti houthi. Le strade della città e della sua periferia sono piene di cumuli di immondizia e le famiglie che vivono nelle loro vicinanza sono quelle che presentano tassi più alti di infezione da colera. A peggiorare la crisi rifiuti in città, oltre i continui bombardamenti della coalizione saudita, vi sarebbe anche lo sciopero degli spazzini che da mesi chiedono invano al governo houthi un aumento salariale.

I primi episodi di colera si sono registrati lo scorso ottobre e, secondo fonti sanitarie locali, i 23.506 casi finora riscontrati hanno causato 108 morti. A monte sta la quasi impossibilità per 21 milioni di persone di trovare acqua potabile con costanza, insieme alla distruzione dei sistemi fognari e idrici. Il colera, infatti, è una malattia infettiva che si trasmette attraverso acqua contaminata. Molti malati hanno sintomi lievi che possono essere trattati con una soluzione di reidratazione orale, ma, se non trattata con antibiotici e reintegrazioni dei liquidi per via endovenosa, può uccidere nel giro di poche ore. La diffusione del colera si va inserire all’interno di un tragico quadro umanitario: oltre la metà degli yemeniti è malnutrito, quattordici milioni di persone rischiano di morire di fame e il loro numero è in costante aumento. Una situazione aggravata anche dal mancato arrivo degli aiuti umanitari, bloccati dalla coalizione sunnita anti-Houthi e dalla struttura dell’economia yemenita che già prima del conflitto importava il 90% dei beni alimentari che consumava.

E manca anche il denaro: i paesi membri dell’Onu infatti non donano. Ad ottobre solo il 46% del programma di assistenza umanitaria delle Nazioni Unite era coperto da finanziamenti e il deficit sfiorava il miliardo di dollari: l’Occidente manda armi a Riyadh e chiude il portafoglio di fronte alla sofferenza dei civili yemeniti.

La guerra yemenita, iniziata nel marzo 2015, ha ucciso più di 10.000 persone e causato più di 3 milioni di sfollati. I più colpiti dall’orrore della guerra sono proprio i più piccoli. Secondo i dati forniti dall’Agenzia per l’Infanzia delll’Onu (Unicef), infatti, 7,4 milioni di bambini hanno bisogno di aiuto medico. 2,2 milioni sono malnutriti e circa 462.000 sono giudicati a rischio di grave malnutrizione.

Nonostante il paese sia al collasso, i combattimenti vanno avanti. L’Arabia Saudita continua ad armarsi pesantemente grazie ai generosi contratti di vendita di armi concessi dagli alleati occidentali, mentre gruppi islamisti estremisti – soprattutto al Qaeda nella Penisola Arabica, ma anche lo Stato Islamico – approfittando del caos generale avanzano nelle aree sud orientali. La risposta dei ribelli houthi è proseguire da soli sulla via della “normalizzazione politica” nelle zone controllate: fallita la creazione di un governo di unità inclusivo, i ribelli hanno annunciato a settembre la formazione di un esecutivo alternativo a quello di Aden, la “capitale temporanea” del presidente in esilio Hadi (alleato saudita). Nena News

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