Allarme cimice asiatica, a rischio frutta verdura e uva

La cimice asiatica imperversa anche nel trevigiano. A rischio frutta, verdura, uva. L’insetto parassita il cui nome scientifico è Halyomorpha halys, più grande e più aggressivo della cimice nostrana, si “accasa” sul frutto o sulla foglia dove si nutre e si riproduce, distruggendo frutta e ortaggi e causando ingenti danni al raccolto e all’intero comparto. La voce dell’emergenza arriva da più fronti.

“Ben vengano iniziative che aiutino il comparto ortofrutticolo, nello specifico il convegno organizzato dalla Provincia di Treviso fissato per il 14 giugno proprio su questa emergenza -spiega Giuseppe Facchin, presidente Cia-Agricoltori italiani di Treviso-. La stessa Provincia accenna a dati che non si possono certo sottovalutare: oltre il 40% di perdite registrate nel 2016 nei settori della produzione di pere e kiwi, ma anche mele, pesche, pomodori, soia e uva. Pensiamo ai danni che potrebbero subire i produttori di vino nella fase della vendemmia meccanica se le cimici dovessero invadere e ‘impadronirsi’ dei grappoli; solo le aziende associate alla Cia Treviso gestiscono 6mila ettari di vigneti. Per far fronte e vincere l’emergenza della cimice asiatica abbiamo bisogno di supporto informativo, di conoscere le caratteristiche biologiche di questo fitofago, i comportamenti che ne favoriscono la diffusione. Il controllo, lo abbiamo visto negli ultimi due anni, è difficilissimo”.

Il momento in cui la cimice inizia a palesarsi è la fine dell’inverno, quando gli insetti adulti escono dai ripari e iniziano a muoversi alla ricerca di piante dalle quali nutrirsi. Come è ormai noto, le cimici killer descritte come “marmorizzate di colore marrone-grigio” prediligono le colture del pero, melo, pesco, kiwi e ciliegio, ma possono infestare anche soia, mais, orticole, viti, alcune piante forestali e ornamentali. E se le cimici dovessero minacciare le viti? Lo abbiamo chiesto al prof. Carlo Duso, docente di Entomologia Agraria all’Università di Padova.

“La cimice asiatica può colonizzare i vigneti e causare potenzialmente dei danni alla produzione ma è ancora presto per una valutazione precisa del rischio -spiega il prof. Duso-. L’estate scorsa abbiamo riscontrato focolai di limitata entità in alcuni vigneti, ma non sono state riportate alterazioni organolettiche dei vini. Esiste il rischio che gli individui schiacciati nella fase di pressatura rilascino odori sgradevoli nei mosti. Pertanto, la vendemmia rappresenta una fase delicatissima. Un ulteriore rischio per le cantine è rappresentato dal comportamento degli adulti che in autunno ricercano in massa dei siti di svernamento.

È accertato che la cimice asiatica rappresenta una grave calamità per i fruttiferi, soprattutto pesco, pero e kiwi che hanno una lunga tradizione nella provincia di Treviso e nella nostra regione. L’Università di Padova sta monitorando la situazione nei frutteti grazie a un progetto dei Servizi Fitosanitari Regionali coordinato dal dott. Alberto Pozzebon. Senza dubbio dobbiamo difenderci ma con razionalità, dobbiamo soprattutto conoscere meglio questo parassita per ridurre l’impatto al momento opportuno. Purtroppo, la cimice sembra poco contrastata dai nemici naturali autoctoni.

In Asia esistono antagonisti piuttosto efficaci ma non è possibile introdurli in Europa almeno nel breve periodo. È necessario intensificare il monitoraggio e promuovere un’attività di ricerca a livello territoriale come sta avvenendo in altre regioni. Le esperienze maturate in Emilia Romagna, dove la cimice è arrivata da più tempo, hanno dimostrato l’efficacia delle reti anti-insetto nella protezione dei frutteti. Certamente questa è la soluzione più sostenibile dal punto di vista ambientale ma richiede importanti investimenti”.

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