Giornata Mondiale degli Oceani: l’intervento del Dottor Michele Giani

Questa settimana è dedicata alla Conferenza sugli Oceani, che si svolge dal 5 al 9 giugno presso il Quartier Generale delle Nazioni Unite a New York. La giornata dell’8 giugno è inoltre proprio la Giornata Mondiale degli Oceani, come stabilito dalla Risoluzione dell’Assemblea Generale del 5 dicembre 2008.

Per queste due importantissime occasioni, UNRIC/Italia condivide l’intervento del Dottor Michele Giani, coordinatore del gruppo di ricerca Marine Biogeochemistry and Ecological Research (MABER) presso l’Istituto Nazionale di Oceanografia e Geofisica Sperimentale di Trieste, che vuole gettare più luce su una delle cause meno conosciute del peggioramento delle condizioni dei nostri mari.

Che cos’è l’acidificazione degli oceani?

Dall’inizio della rivoluzione industriale ad oggi, una grande quantità di anidride carbonica è stata immessa nell’atmosfera dai processi di combustione di combustibili fossili con una aumento del 145% della concentrazione di CO2. Ciò ha aumentato l’effetto serra portando ad una aumento medio delle temperature con una serie di effetti conseguenti: scioglimenti dei ghiacci, riscaldamento degli oceani, aumento del livello dei mari, modifica del regime delle precipitazioni, ecc.

Un altro effetto però è ancora poco conosciuto: una parte dell’anidride carbonica immessa nell’atmosfera dei processi antropici è stata assorbita dagli oceani di tutto il mondo. Questo processo ha portato all’acidificazione del mare su scala globale e rappresenta una delle più gravi minacce per gli ecosistemi marini in questo secolo. Gli oceani hanno assorbito circa il 25% della CO2 di origine antropica emessa annualmente nell’atmosfera. Da un pH medio globale di circa 8.2 nel periodo pre‐industriale, il pH è diminuito di circa 0.1 unità e con la perdurante combustione di combustibili fossili diminuirà di altre 0.25 unità verso la fine del secolo. Poiché il pH è espresso su scala logaritmica, questi cambiamenti rappresentano un incremento di circa il 30% ed il 125%, rispettivamente della concentrazione di idrogenioni a partire dal 1860.

Anche nel mare Mediterraneo vi sono chiare evidenze che il processo di acidificazione è in corso, infatti le variazioni misurate sono di circa ‐0.003 unità di pH per anno (MEDSEA project, http://medsea‐project.eu), quindi di entità comparabile a quella osservata negli oceani dove nelle ultime tre decadi il pH è diminuito di –0.0013/0.0025 unità all’anno, dipendentemente dalla località.
Il rischio dell’acidificazione degli oceani per gli ecosistemi ed infine per la società umana è stato preso in seria considerazione anche nel V rapporto dell’Intergovernmental Panel on Climate Change del 2014.

Perché l’acidificazione costituisce una minaccia per la vita negli oceani?

L’acidificazione degli oceani rappresenta una seria minaccia per gli organismi marini a livello globale. I risultati di oltre duecento studi (Kroecker et al., Global Change Biology, 2013) sulle risposte biologiche all’acidificazione degli oceani hanno evidenziato una diminuzione della sopravvivenza, della calcificazione, della crescita, dello sviluppo e dell’abbondanza, come risposta al processo di acidificazione, raggruppando assieme un ampio numero di organismi.
Vi sono tuttavia significative variazioni nelle risposte tra le varie categorie sistematiche ed è ancora poco chiaro l’effetto combinato del riscaldamento degli oceani e dell’acidificazione: temperature elevate possono aumentare la velocità metabolica degli organismi all’interno della loro tolleranza termica ma possono causare un rapido deterioramento dei processi cellulari e delle loro performance oltre i limiti di tolleranza.

Cosa si sta facendo per capire questo processo?

A livello europeo è stato creato l’Integrated Carbon Observing System  a cui partecipano anche molte istituzioni italiane che per l’ambiente marino comprendono OGS, ISMAR CNR e ISSIA- CNR. In tale ambito vengono gestiti dei siti osservativi, attrezzati con strumentazioni automatiche, per la misura della concentrazioni di CO2 disciolte o del pH nei mari italiani. A queste attività si aggiungono crociere oceanografiche dedicate alla misura del sistema carbonatico condotte dagli enti di ricerca e programmi di ricerca supportati dalla Comunità europea quali CARBOOCEAN, CARBOCHANGE, FixO3 e ATLANTOS che contribuiscono a studiare e a quantificare emissioni ed assorbimenti di carbonio in ambienti marini.

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