Gran Bretagna, oggi sarà staccata la spina al piccolo Charlie

Saranno staccati oggi i macchinari che tengono in vita il piccolo Charlie Gard, il neonato di dieci mesi ricoverato al Great Ormond Street Hospital di Londra per una rara malattia che secondo i medici è incurabile e lo fa soffrire troppo. Lo hanno annunciato i suoi genitori, Chris Gard e Connie Yates, che hanno perso la battaglia legale arrivata fino alla Corte europea dei diritti umani per portare a proprie spese il bimbo negli Usa e sottoporlo a una cura sperimentale.

“Noi e soprattutto Charlie siamo stati terribilmente abbandonati lungo tutto il processo”, hanno detto i genitori, ringraziando invece quanti comuni cittadini hanno dato sostegno, anche economico tramite una colletta, alla loro causa. I Gard vogliono trascorrere le ultime preziose ore col piccolo che “ci lascerà sapendo di essere stato amato da migliaia di persone”.

Secondo la Corte Edu, qualunque ulteriore trattamento danneggerebbe Charlie. E’ più probabile che il bimbo ne tragga “dolore continuo, sofferenza e stress”, spiegano i giudici, concludendo che “sottoporlo a una terapia sperimentale senza prospettive di successo non produrrebbe alcun beneficio”. Secondo i sanitari, il bimbo è uno dei 16 pazienti al mondo colpiti dalla cosiddetta sindrome da deplezione del Dna mitocondriale, patologia ultra-rara che causa un progressivo e inesorabile indebolimento muscolare.

I medici sostengono che Charlie non può sentire, muoversi, piangere o deglutire e che i suoi polmoni funzionano solo grazie alla macchina a cui è attaccato. Il piccolo avrebbe anche subito danni cerebrali irreversibili. A loro giudizio, il trattamento sperimentale americano cui i genitori vorrebbero sottoporlo non migliorerà le sue condizioni. Ma solo due settimane fa la madre, Connie Yates, aveva pubblicato su Facebook una foto di Charlie con gli occhi aperti: «Un’immagine vale più di mille parole», aveva scritto.

Connie Yates e Chris Gard, i genitori del piccolo, avevano intrapreso una battaglia senza tregua per cercare di salvare il figlio, lanciando anche una raccolta fondi per sostenere le spese di trasferimento negli Usa.

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