L’allattamento al seno abbassa il rischio di cancro all’utero

I benefici dell’allattamento al seno (quando questo è possibile e gradito) per il bambino, per la madre, per la famiglia, per il sistema sanitario e per la società sono tanti e così ben documentati che non dovrebbero esserci dubbi circa la necessità di proteggere, promuovere e sostenere questa pratica.

Secondo le indicazioni internazionali, fatte proprie anche dall’Italia, l’ideale sarebbe allattare in modo esclusivo al seno per i primi nove mesi di vita del bambino, già a partire dalle prime ore dopo la nascita, proseguire fino ai due anni o anche oltre, ovviamente integrando l’alimentazione con altri cibi diversi dal latte materno. Allattare al seno un figlio per almeno 9 mesi riduce dell’11% il rischio di ricevere una diagnosi di cancro dell’utero. Ad aggiungere consistenti prove sui benefici antitumorali dell’allattamento è uno studio pubblicato sulla rivista “Obstetrics and Gynecology”.

A sostegno dell’unicità dell’allattamento materno e della sua importanza per la salute si schierano oggi molti medici e ricercatori, con raccomandazioni basate sui risultati di numerosi studi clinici che dimostrano in modo chiaro quanto un gesto naturale come allattare il proprio bimbo sia ricco di benefici per la salute fisica e psicologica.

La protezione maggiore è riferita ai tumori di seno e ovaio – i più influenzati dagli equilibri ormonali – mentre per quanto riguarda altri tumori i dati disponibili sono ancora troppo pochi. Per il tumore della mammella, però, la letteratura parla chiaro: il rischio diminuisce del 4,3 per cento per ogni anno di allattamento nelle donne che scelgono e possono allattare al seno rispetto a quelle che invece non allattano.

Ma è nel caso delle donne geneticamente predisposte alla malattia (quelle con mutazioni del gene BRCA1) che si osserva il guadagno maggiore: il rischio si dimezza nelle donne con mutazioni del gene (meno 45 per cento di casi tra chi ha allattato), mentre in quelle con familiarità per la patologia, cioè con altri casi di malattia in parenti strette ma senza una mutazione dimostrata, la riduzione arriva al 59 per cento.

I ricercatori sono riusciti anche a capire le ragioni biologiche che rendono l’allattamento al seno così importante per la prevenzione dei tumori. La mammella va incontro a trasformazioni durante la gravidanza e solo con l’allattamento la ghiandola mammaria completa la sua maturazione. “E così la cellula del seno è più resistente alle mutazioni che possono portare al tumore”. L’allattamento, inoltre, blocca del tutto o in parte la produzione degli ormoni ovarici: le ovaie a riposo portano a livelli di estrogeni più bassi, garanzia di protezione contro il carcinoma mammario e, con grande probabilità, anche ovarico.

Molte neomamme temono che sia pericoloso allattare dopo un cancro del seno e dopo i successivi interventi chirurgici o di chemio e radioterapia, ma in realtà non bisogna avere paura. Allattare al seno dopo un tumore mammario non solo è possibile, ma è anche sicuro e mamma e bimbo possono trarne beneficio. Ovviamente bisogna che l’allattamento sia gradito e accettato dalla madre, e questo vale per chiunque: se una donna proprio non se la sente, non deve sentirsi colpevole.

Numerosi studi hanno identificato un legame tra allattamento e diminuzione del rischio di cancro al seno, ma la relazione con il cancro uterino non era ancora evidente. Ricercatori del Qimr Berghofer Medical Research Institute di Brisbane, in Australia, hanno esaminato dati di 26.000 mamme con almeno un figlio, tra cui quasi 9.000 donne con tumore dell’utero. Coloro che avevano allattato da 3 a 6 mesi, presentavano una diminuzione del rischio del 7 per cento per bambino rispetto alle donne che non avevano allattato.

E se avevano allattato da 6 a 9 mesi, il loro rischio diminuiva dell’11 per cento per ogni bimbo. In altre parole, “una donna che ha allattato due figli per 9 mesi ognuno, ha un rischio di circa il 22 per cento inferiore”, commenta l’autrice principale, Susan Jordan. È plausibile ciò sia dovuto al fatto che allattare sopprime l’ovulazione, riducendo i livelli di estrogeni, ormoni che giocano un ruolo nella neoplasia. “L’allattamento – conclude – non garantisce che una donna non sviluppi cancro dell’utero, ma può contribuire a ridurne l’incidenza”.

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