Ondate di calore, + 3,7 gradi nel 2100, a rischio il 74% della popolazione mondiale

Morire di caldo. Tre persone su quattro saranno esposte a ondate di calore potenzialmente letali entro il 2100, se le emissioni di CO2 continueranno a crescere al tasso attuale alimentando il riscaldamento globale. L’allarme arriva da uno studio internazionale pubblicato sulla rivista Nature Climate Change lo scorso 19 giugno. I ricercatori, dell’università hawaiana di Manoa, hanno analizzato la letteratura scientifica documentando i casi di mortalita’ supplementari associati ad ondate di calore, tra il 1980 e il 2014. Questa diagnostica ne ha identificati 783, osservati in 164 citta’ di 36 Paesi. Tra questi ci sono la canicola dell’estate 2003, che aveva provocato 70.000 morti in piu’ in Europa, di cui 20.000 in Francia, e circa 5.000 a Parigi, quella del 2010, a cui sono imputati 55.000 decessi in piu’ in Russia, di cui circa 11.000 a Mosca, o quella che aveva colpito Chicago a luglio del 1995, responsabile di piu’ di 700 morti.

Gli autori hanno poi incrociato questi dati coi parametri climatici registrati a margine di questi episodi: temperatura dell’aria, relativo tasso di umidita’, potenza del sole, forza del vento.. E ne hanno dedotto che il fattore determinante, potendo alterare la capacita’ di termoregolazione dell’organismo umano e provocare uno stato di ipotermia, era l’accoppiata temperatura-umidita’, dove quest’ultima rafforza la percezione del calore. Essi hanno quindi calcolato un livello a partire dal quale l’associazione di queste condizioni ambientali puo’ divenire fatale. I ricercatori non sostengono evidentemente che il superamento di questa soglia conduce ineluttabilmente alla morte, ma semplicemente che essa espone ad un “colpo di caldo” potenzialmente mortale. Differenti parametri possono in effetti essere messi in opera per evitare una tale estremizzazione, che vanno dalle apparecchiature individuali nel sistema di condizionamento d’aria ai provvedimenti di ordine pubblico per la prevenzione.

“Molte persone in tutto il mondo stanno già pagando il prezzo più alto delle onde di calore, e mentre i modelli suggeriscono che questo è probabile che continui, potrebbe andare molto peggio se le emissioni non saranno notevolmente ridotte”. Le ondate di calore hanno già dato prova del loro portato di morte. Esempio più eclatante è quella che colpì l’Europa nel 2003 facendo 70mila vittime.

Nello scenario piu’ pessimista, con il quale le emissioni di carbone conservano una curva ascendente arrivando ad un riscaldamento medio di 3,7 gradi nel 2100, sono il 47% del territorio e il 74% degli individui che sarebbero messi in pericolo. Di fronte al rischio di surriscaldamento, tutti non ne sono coinvolti nello stesso modo. Anche se i modelli dei climatologi prevedono aumenti di temperatura piu’ marcati alle alte latitudini, le regioni tropicali saranno “esposte in modo non proporzionato agli svantaggi dei giorni con condizioni climatiche potenzialmente mortali”. La ragione e’ l’umidita’ importante che e’ prevista tutto l’anno, che farebbe oltrepassare il livello di allarme anche con una crescita media del termometro. Pertanto, come reazione, la minaccia sara’ aggravata per l’invecchiamento della popolazione e la sua crescente concentrazione nelle zone urbane, soggette a fenomeni di zone isolate di calore.

Si sa che le ondate di calore uccidono, ma e’ la prima volta che uno studio va oltre le analisi locali, appoggiandosi ad una bibliografia molto ampia e un metodo statistico a sua volta preciso e innovativo”. Senza dubbio questi risultati fanno riferimento a dei modelli. Gli autori stessi rilevano questi limiti: i dati sono stati raccolti su un periodo relativamente breve (tre decenni) e non possono essere esaustivi, le incertezze sono piu’ grandi per le latitudini alte e, soprattutto, molteplici fattori (demografici, socioeconomici, urbanistici…) possono influenzare la futura vulnerabilita’ delle popolazioni. I ricercatori pongono l’accento soprattutto sull’importanza delle politiche di attenuazione del cambiamento climatico e di adattamento alle sue conseguenze. “Riguardo le ondate di calore, le nostre opzioni sono ora cattive e terribili commenta Camilo Mora, professore associato al dipartimento di geografia dell’Universita’ delle Hawaii e primo firmatario dello studio. Molte persone nel mondo pagano gia’ l’ultimo prezzo delle canicole e questo potrebbe essere pericoloso se le emissioni di gas ad effetto serra non siano considerevolmente ridotte”.

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