Smettere di fumare è un grosso passo verso la longevità

Il fumo di tabacco causa, solo in Italia, circa 90 mila morti l’anno ed è responsabile di oltre 30 mila diagnosi di tumore al polmone, con severe conseguenze sul piano sanitario, sociale ed economico: Smettere di fumare è un grosso passo verso la longevità. Prevenire la diffusione e il consumo di tabacco si può attraverso una presa di coscienza del problema e l’adozione di strategie che chiamano in causa le Istituzioni e il singolo individuo” così ha dichiarato il prof. Francesco Schittulli, presidente Nazionale della LILT, alla vigilia della Giornata Mondiale Senza Tabacco indetta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che coinvolge attivamente e direttamente la Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori.

Se nessuno fumasse, il cancro ai polmoni sarebbe una malattia quasi inesistente e sarebbe di gran lunga ridotta anche l’incidenza del cancro della bocca e della vescica (esposta alle sostanze tossiche eliminate attraverso le urine). La LILT, da sempre, si occupa di educare per “debellare” la dipendenza dal fumo ed informare sui danni causati dalla sigaretta. La LILT è impegnata nella lotta al fumo, col fine di educare alla salute un numero sempre più ampio di cittadini, a partire dai ragazzi in età scolastica.

Il tema che quest’anno l’OMS ha individuato per la giornata mondiale senza tabacco e’ “ tabacco: una minaccia per lo sviluppo” l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha voluto così mettere in evidenza tutti quei rischi per la salute pubblica connessi con l’uso del tabacco, sostenendo al tempo stesso delle politiche globali per ridurne il consumo. Dunque promozione della salute = sviluppo.

Tenere sotto controllo il tabacco aiuta raggiungere altri obiettivi globali

Oltre a salvare vite umane e ridurre le problematiche di salute, un controllo completo del tabagismo limita indiscutibilmente l’impatto ambientale derivante della coltivazione, la produzione, il commercio e il consumo. Avere maggior controllo sulle politiche relative alla produzione può rompere la spirale della povertà, contribuire a porre fine alla fame, promuovere l’agricoltura sostenibile, la crescita economica e combattere anche il cambiamento climatico. Con i sodi derivanti dall’aumento delle accise i governi possono finanziare nuove politiche di copertura sanitaria e altri programmi di sviluppo.

Non solo i governi possono intensificare gli sforzi per il controllo del tabacco: anche le singole persone possono contribuire a rendere il mondo più sostenibile, senza tabacco. Ognuno è tenuto ad impegnarsi ad esempio cercando di non comprare prodotti a base di tabacco. È fondamentale smettere o comunque chiedere aiuto; ciò serve a protegge anche la salute di quei soggetti esposti al fumo passivo come i bambini, gli altri membri della famiglia e gli amici. I soldi non spesi per il tabacco possono essere, a loro volta, investiti per altri usi essenziali, tra cui l’acquisto di cibo sano, sanità e l’istruzione.

Qual è il numero massimo di sigarette che si possono fumare senza rischi?

Non esiste una soglia di sicurezza sotto la quale il fumo non produce danni, anche perché le conseguenze tendono ad accumularsi nel tempo. Per questo, negli studi che indagano il legame del fumo con le varie malattie, si usa come unità di misura il “pacchetto-anno”, un criterio che tiene conto del numero di sigarette fumate in media ogni giorno, ma anche della durata del periodo di esposizione. In altre parole, fumare mezzo pacchetto al giorno per due anni equivale a fumarne uno intero per un anno.

Le mutazioni prodotte dalle sostanze cancerogene, inoltre, si sommano ma avvengono ogni volta in maniera casuale, per cui il rischio aumenta con il passare degli anni, ma non è del tutto prevedibile il tempo necessario a trasformare una cellula sana in una tumorale: è stato calcolato che mediamente ogni 15 sigarette fumate si verifica almeno una mutazione. In pratica, ogni volta che si apre un nuovo pacchetto è come se si giocasse alla roulette russa.

Ciò non significa che tutti i fumatori svilupperanno un tumore, né che la malattia non possa insorgere in persone che non hanno mai messo in bocca una sigaretta: molti altri elementi, genetici o ambientali, possono contribuire a proteggere l’organismo o viceversa a favorire lo sviluppo di un tumore, ma non fumare (o smettere) è certamente uno dei passi più importanti che si possono fare per ridurre il proprio rischio personale di ammalarsi.

Non bisogna credere che condurre una vita per altri versi sana, come mangiare molta frutta e verdura o svolgere una regolare attività fisica possa bastare a compensare il vizio del fumo. Nessuno di questi fattori, per quanto utili al benessere dell’organismo e alla prevenzione delle malattie, ha lo stesso peso del fumo di sigaretta.

Cominciare a ridurre il numero di sigarette quotidiane può essere un modo per cominciare ad abituarsi all’idea di smettere, ma solo se è la prima fase di un percorso che porta al numero zero di sigarette al giorno. In caso contrario, chi si limita solo a fumare meno, non appena si trova in una situazione di stress, torna al punto di partenza.

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