Studio da Oxford: l’aspirina sarebbe responsabile di 3000 morti all’anno

Secondo i ricercatori dell’Università di Oxford, l’aspirina sarebbe responsabile di 3.000 morti nel Regno Unito ogni anno. L’assunzione quotidiana del farmaco, soprattutto per le persone anziane che sono stati colpite in precedenza da un ictus o hanno subìto un attacco di cuore, sarebbe, quindi, pericolosa.

Il motivo? Non è un segreto: può causare sanguinamento gastrointestinale – com’è ricordato anche nel foglietto illustrativo. Nel solo Regno Unito ogni anno ci sarebbero circa 20.000 casi di sanguinamento gastrico aspirin-indotto tra tutte le fasce d’età. Ma la ricerca rappresenta una novità: per le persone anziane con determinate condizioni pre-esistenti tale sanguinamento potrebbe essere fatale. Perché i pazienti che hanno avuto un attacco cardiaco o ictus prendono l’aspirina? Le compresse fluidificano il sangue e possono prevenire così, per esempio, una ricaduta.

Pertanto, è necessario che anche l’assunzione di aspirina a tale scopo sia prescritta dal medico. Tuttavia, inoltre, è importante assume inibitori della pompa protonica secondo gli scienziati di Oxford – se si vogliono prevenire le emorragie nel 90% dei casi. L’aspirina è pericolosa? L’aspirina è pericolosa solo se si è predisposti ai suoi effetti collaterali e se ne abusa. Solo perché, per esempio, in Regno Unito è gratis la vendita, molte persone esagerano. L’importante, rileva Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, è essere consapevoli che si tratta sempre di un farmaco e che è bene consultare sempre un medico.

Storia dell’Aspirina – Fu un chimico francese, Charles Frédéric Gerhardt, a preparare per primo l’acido acetilsalicilico nel 1853. Nel corso del suo lavoro riguardante la sintesi e le proprietà di diverse anidridi acide mescolò il cloruro di acetile con un sale sodico dell’acido salicilico (il salicilato di sodio). Si verificò una forte reazione e la miscela risultante si solidificò in brevissimo tempo. A quell’epoca non esisteva ancora la teoria strutturale, quindi Gerhardt chiamò il composto che aveva sintetizzato “anidride salicilico-acetica” (wasserfreie Salicylsäure-Essigsäure). La preparazione dell’aspirina (“anidride salicilico-acetica”) fu soltanto una delle diverse reazioni che Gerhardt condusse per il suo lavoro sulle anidridi, e non ebbe alcun seguito.

Sei anni dopo, nel 1859, Von Gilm ottenne analiticamente l’acido acetilsalicilico puro, per reazione tra l’acido salicilico e il cloruro di acetile: chiamò questa nuova sostanza “acetylierte Salicylsäure”, cioè acido salicilico acetilato. Nei 1869, Schröder, Prinzhorn e Kraut ripeterono le sintesi compiute da Gerhardt (dal salicilato di sodio) e da Von Gilm (dall’acido salicilico) e conclusero che entrambe le reazioni creavano lo stesso composto: l’acido acetilsalicilico. Furono i primi ad attribuirgli la struttura corretta, con il gruppo acetile collegato al gruppo OH fenolico.

Nel 1897, gli scienziati della Bayer, che produceva farmaci e coloranti, iniziarono a fare esperimenti sull’uso dell’acido acetilsalicilico come sostituto meno irritante dei medicinali comuni a base di salicilato. Nel 1899, la Bayer mise in commercio il farmaco con il nome di Aspirina. Il nome aspirina deriva dalla “A” di “acetil” e dalla “spir” di “Spirsäure”, il vecchio nome tedesco dell’acido salicilico. La sostanza divenne sempre più famosa nella prima metà del XX secolo e diede prova della sua efficacia nelle prime fasi dell’epidemia di spagnola del 1918; era un farmaco molto redditizio, quindi scatenò feroci lotte di mercato e la proliferazione di marchi e di prodotti, soprattutto dopo la scadenza del brevetto della Bayer negli Stati Uniti, avvenuta nel 1917.

La popolarità dell’Aspirina diminuì quando furono messi in commercio il paracetamolo nel 1956 e l’ibuprofene nel 1969. Negli anni Sessanta e Settanta John Vane e altri scoprirono il meccanismo di azione dell’aspirina, mentre esperimenti clinici e altre ricerche compiute tra gli anni Sessanta e gli anni Ottanta dimostrarono l’efficacia di questo farmaco come agente anticoagulante in grado di diminuire il rischio di malattie della coagulazione. Il consumo aumentò di nuovo considerevolmente negli ultimi decenni del XX secolo ed è tuttora molto diffuso, grazie all’uso generalizzato che se ne fa come terapia preventiva per gli attacchi di cuore e l’infarto.

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