Ue lancia un nuovo piano contro la resistenza agli antibiotici, sono 25 mila i morti ogni anno

La Commissione europea lancia un nuovo piano quinquennale per lottare contro il fenomeno dell’antibiotico-resistenza. Il piano, che segue quello 2011-2016, e coinvolge le autorità sanitarie dei paesi Ue, si caratterizzerà per l’approccio ‘one-health’, che porterà già a settembre all’adozione di indicatori comuni a tutti i paesi Ue per monitorare il fenomeno negli esseri umani, negli allevamenti e nell’ambiente.

Per quanto riguarda settori come l’allevamento, inoltre, disposizioni per contrastare il fenomeno sono contenute sia nelle norme sui controlli ufficiali già approvate, che nei regolamenti sui farmaci veterinari e sui mangimi medicati attualmente all’esame del Consiglio Ue. Obiettivi del piano sono “promuovere un uso prudente degli antibiotici, consolidare i sistemi di monitoraggio, migliorare la raccolta dati e incentivare la ricerca”, ha detto il commissario Ue alla salute Vytenis Andriukaitis, ricordando la “minaccia globale” rappresentata dall’antibiotico-resistenza.

25 mila decessi ogni anno a causa della resistenza antimicrobica

25 mila morti ogni anno, 68 al giorno, per lo sviluppo di batteri resistenti agli antibiotici. E’ questo il dato che emerge dall’ultimo report uscito di recente grazie al lavoro congiunto tra l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) e il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC), i quali hanno analizzato i dati riguardanti suini e bovini provenienti dai 28 Paesi membri dell’UE nell’anno 2015. Il prossimo anno il rapporto riguarderà il settore avicolo (polli da carne, galline ovaiole e tacchini).

In particolare, il rapporto evidenzia come alcune infezioni a trasmissione alimentare, come la Salmonella e l’Escherichia Coli, abbiano sviluppato alti livelli di resistenza ai farmaci in tutta Europa.

I dati confermano inoltre come l’Italia sia uno dei Paesi più a rischio sotto questo aspetto e con i tassi più alti a livello europeo. Infatti i livelli di farmaco resistenza differiscono anche notevolmente all’interno del territorio europeo, con l’Europa meridionale e orientale più esposta al problema rispetto all’Europa settentrionale e occidentale.

“Queste variazioni geografiche – spiega Marta Hugas dell’EFSA – sono probabilmente riconducibili alle differenze d’uso degli antimicrobici nell’UE. Ad esempio i Paesi in cui sono state intraprese azioni per ridurre, sostituire e ripensare l’uso degli antimicrobici negli animali mostrano livelli più bassi di resistenza e una tendenza alla diminuzione”.

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