Yemen: Oltre 100 mila casi sospetti di colera

Il numero di casi sospetti di colera in Yemen continua a crescere, raggiungendo, al 7 giugno 2017, la quota di 101.820 con 791 morti. I più vulnerabili del paese sono quelli maggiormente colpiti: il 46% dei casi colpisce bambini sotto i 15 anni, il 33% delle vittime hanno più di 60 anni.L’UNICEF e l’OMS si stanno concentrando in quelle zone del paese col numero maggiore di casi per fermare l’ulteriore diffusione della malattia. «Questi ‘punti caldi’ per il colera sono la fonte principale della trasmissione della malattia nel paese,» ha dichiarato il dottor Nevio Zagaria, a capo dell’ufficio dell’OMS in Yemen.

“Sconfiggere il colera in queste zone significa poter rallentare la diffusione della malattia e salvare vite; allo stesso tempo, stiamo continuando a supportare un trattamento precoce e adeguato per i malati e a condurre attività di prevenzione nel paese”. “L’epidemia di colera sta rendendo una situazione già terribile per i bambini ancora perggiore. Molti dei bambini che sono morti a causa della malattia erano anche affetti da malnutrizione acuta”, ha dichiarato Meritxell Relaño, rappresentante dell’UNICEF in Yemen. “Oggi, la vita per i bambini in Yemen è una lotta disperata per la sopravvivenza, con il colera, la malnutrizione e le violenze ininterrotte che suonano quasi come una condanna a morte”, ha concluso la Relano.

La battaglia per contenere l’epidemia di colera non sarà vinta facilmente; oltre due anni di conflitto intenso hanno quasi completamente distrutto il sistema sanitario del paese., neno della metà dei centri sanitari del paese sono pienamente operativi. Le forniture mediche che entrano nel paese sono un terzo rispetto a quelle che entravano prima di marzo 2015; a causa delle violenze sono state danneggiate infrastrutture importanti, tagliando fuori 14,5 milioni di persone dall’accesso regolare all’acqua pulita e ai servizi igienico-sanitari., gli operatori igienico-sanitari non hanno ricevuto i loro stipendi da oltre otto mesi.

L’UNICEF, l’OMS, insieme ai loro partner, stanno lavorando in una situazione estremamente difficile per rispondere a quest’ultima epidemia; circa 3,5 milioni di persone nel paese sono state raggiunte da stazioni per il rifornimento delle cisterne per potabilizzare l’acqua, è stata clorata l’acqua da bere, sistemati gli impianti per il trattamento delle acque, riabilitati i sistemi di approvvigionamento idrico, sono stati forniti alle famiglie kit per il trattamento delle acque e kit igienici (sapone e detersivi).

L’UNICEF e l’OMS stanno fornendo supporto e kit medici ai centri per la reidratazione orale e ai centri per il trattamento dei casi di diarrea nel paese, dove i pazienti vengono controllati e viene fornita assistenza medica immediata. Inoltre, vengono diffuse informazioni di base sulle pratiche igieniche alle popolazioni colpite.

I fondi necessari per le attività di risposta congiunta insieme ai partner che operano nei settori della salute, dei servizi idrici e igienico-sanitari sono 66,7 milioni di dollari per sei mesi; i donatori fino ad ora sono stati generosi, ma sono necessari ulteriori fondi, in particolare per interventi idrici e per i servizi igienico-sanitari. Il bisogno maggiore, tuttavia, è quello di avere un numero maggiore di collaboratori sul campo nel paese, anche in quelle aree in cui l’accesso è difficile a causa del conflitto.

Il colera è la malattia della povertà – spiega Vittoria Gherardi, infettivologa e responsabile medico di Medici Senza Frontiere Italia – ed è la conseguenza di una lunga guerra che ha portato al collasso del sistema sanitario. Il potere d’acquisto delle famiglie si è drasticamente abbassato e di conseguenza sono aumentati i casi di grave malnutrizione: terreno fertile per un batterio presente endemicamente nel paese”.

Dal 30 marzo, i team di MSF hanno curato più di 12.181 pazienti in 8 centri per il trattamento del colera (CTC), 6 Unità per il trattamento del colera (CTU) e 2 unità di stabilizzazione in 7 governatorati (Amran, Hajja, Al-Dhale, Hodaidah, Ibb, Taiz e Sana’a). Supportiamo, inoltre, il Ministero della Salute con formazione dello staff nazionale su come trattare il colera e donazioni di materiale medicale come avviene nel governatorato di Aden.

Abbiamo identificato i primi casi di colera il 30 marzo nell’ospedale di Abs Rural che supportiamo nel governatorato di Hajja. A causa del rapido aumento di casi, stiamo continuando ad aumentare la capacità di alcuni dei nostri centri per il trattamento, ne stiamo aprendo di nuovi e supportiamo altre località attraverso donazioni e valutandone i bisogni. In Yemen, molte case hanno pozzi privati che rendono difficile l’individuazione di fonti d’acqua contaminate. Eseguiremo, quindi, attività di disinfezione delle fonti d’acqua e di promozione dell’igiene in aree difficili da raggiungere.

“La nostra frustrazione è che quest’epidemia è una tragedia quasi annunciata. È necessaria una robusta risposta delle organizzazioni internazionali per fermare l’epidemia. Trattare i pazienti – cosa già difficilissima in un paese in guerra dove anche l’azione medica è sotto attacco – non basta. È fondamentale potere intervenire alla sorgente dell’infezione garantendo la sicurezza di cibo e acqua unitamente alla sensibilizzazione delle popolazioni colpite attraverso sessioni di educazione sanitaria” conclude Gherardi.

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