Il 36% degli italiani non va dal dentista pur avendone bisogno, troppo caro

Nel 2016 quasi un italiano su tre (il 36%) ha evitato di sottoporsi ad una visita dentistica, ne aveva bisogno, ma ci ha rinunciato. Soprattutto “per motivi economici“, seguiti a distanza dalla “mancanza di tempo” e dalla “paura” di sedersi sulla poltrona del ‘medico del sorriso’. E’ quanto emerge da un’indagine, condotta da Key-Stone per conto dell’Ancod, l’Associazione nazionale centri odontoiatrici che rappresenta le imprese della sanità privata attive nel settore delle cure dentali. La ricerca, presentata oggi a Milano in occasione del primo workshop, organizzato dall’Ancod, ha coinvolto circa 1.600 italiani tra Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e la città di Roma, con interviste telefoniche o via web.

Al centro dell’evento, ospitato al Palazzo delle Stelline, l’evoluzione dell’odontoiatria negli ultimi anni nei quali si segnala in particolare “la rapida espansione dell’odontoiatria organizzata“: pur rappresentando solo il 2% del mercato, cura l’8% dei pazienti e viene scelta soprattutto per trattamenti costosi (protesica, implantologia e ortodonzia). Stando all’indagine, infatti, chi necessita di prestazioni “ad alto valore economico” si rivolge nel 25% dei casi a una catena dentale o a una grande clinica, contro un 17% che va dal dentista privato tradizionale. Una proporzione simile si registra per la cura di carie o dolori ai denti (25% contro 19%), mentre si inverte per le visite di controllo (23% studi privati classici, 14% catene/cliniche).

Secondo i promotori della ricerca, questo spaccato dimostra “la buona risposta dei centri alla minor disponibilità economica delle famiglie italiane”. La sensibilità al prezzo e ai finanziamenti appare dai risultati dell’indagine come una variabile decisiva nella scelta delle cliniche: chi opta per questo tipo di offerta lo fa “perché era più economico” (45%), o “perché mi ha convinto maggiormente” (31%). La maggior parte di chi resta fedele all’odontoiatra privato tradizionale lo sceglie invece “perché me lo hanno consigliato” (30%) o “perché è il mio dentista di fiducia” (27%).

Ma come sono viste dagli italiani le catene e le cliniche del sorriso? In generale chi ci va ne sottolinea “convenienza e modernità”, mentre al dentista privato vengono riconosciute “qualità della prestazione” e “gestione delle relazioni personali”. Tuttavia chi è già stato curato in un centro parte di un gruppo organizzato, rispetto a chi non lo ha mai fatto, esprime opinioni nettamente più positive anche sui parametri qualità e rapporto umano, oltre che su altri aspetti come l’operato del professionista e gli orari di apertura. “Il pregiudizio generale verso le cliniche diminuisce da parte degli user”, sintetizzano gli autori della ricerca.

“Il mondo dell’odontoiatria organizzata sta crescendo molto rapidamente e i pazienti che non lo conoscono ne sono fortemente soddisfatti dopo averlo conosciuto – commenta il presidente di Ancod, Michel Cohen – Il primo workshop tra i gruppi organizzati ha fatto luce sulle evidenze sollevate da una ricerca sui pazienti di grande valore professionale e statistico, oltre che sui molti cambiamenti che stanno interessando il settore odontoiatrico”, introdotti per esempio dalla legge Gelli sulla responsabilità professionale e dal Ddl concorrenza.

“Ancod continua ad impegnarsi per la promozione di servizi odontoiatrici che garantiscano la massima qualità e continuità dei servizi ai pazienti – prosegue Cohen – e a questo scopo ci siamo dotati di un nostro Codice di autoregolamentazione” in 11 punti. Nell’undicesimo l’Associazione “si impegna ad adottare una comunicazione corretta, veritiera e onesta, evitando qualsiasi messaggio e pratica ingannevole e/o ambigua, nel rispetto del paziente e della sua salute”, si legge. “Con l’adesione all’Istituto dell’autodisciplina pubblicitaria – conclude il presidente – ogni nostro associato si è impegnato ad accettare le Linee guida del Giurì riconosciute a livello nazionale da chiunque faccia comunicazione in modo corretto. Promuovere buone pratiche di comunicazione è fondamentale in un settore in cui i messaggi ambigui rischiano di ingannare il paziente”.

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