Caso Charlie Gard, minacce di morte ai medici dell’ospedale londinese

Lo staff del Great Ormond Street Hospital di Londra, l’ospedale dove è ricoverato Charlie Gard, il bimbo al quale i medici vogliono staccare la spina contro il parere dei genitori, ha ricevuto minacce di morte.

I genitori vorrebbero farlo curare negli Usa, ma la loro richiesta è stata finora sempre respinta dalle Corti. Secondo quanto riferisce Mary MacLeod, presidente dell’ospedale, il caso del bambino ha commosso tutti ed “è comprensibile la compassione delle persone per la situazione”. “Tuttavia – aggiunge – nelle scorse settimane il personale ha subito atteggiamenti ostili in strada. “Migliaia di messaggi contenenti minacce di morte sono stati inviati a medici e infermieri. Abbiamo ricevuto denunce di comportamenti inaccettabili all’interno dell’ospedale stesso”, ha detto il presidente, riferisce il Guardian. Il caso di Charlie sarà di nuovo discusso domani davanti l’Alta Corte.

La battaglia legale – Diagnostica quando il bambino aveva due mesi, da allora Charlie è ricoverato al Great Ormond Street Hospital di Londra dove è tenuto in vita grazie ai macchinari per la respirazione artificiale. Data la gravità delle sue condizioni, i medici hanno chiesto di poter interrompere le cure, per evitare inutili sofferenze al bambino che nel corso della malattia ha riportato anche gravi danni cerebrali. Contro il loro parere si sono schierati i genitori del piccolo, Chris Gard e Connie Yates, che hanno avviato e condotto una lunga battaglia legale arrivata fino alla Corte per i diritti umani di Strasburgo dopo essere stata persa nelle sedi giudiziarie inglesi. Queste le principali tappe della vicenda.

Anche il terzo grado di giudizio conferma, l’8 giugno, la decisione dell’Alta Corte e dei giudici d’Appello di interrompere la terapia e staccare la spina ai macchinari che tengono in vita il piccolo Charlie. Un parere contro il quale i coniugi Gard presenteranno un ricorso alla Corte per i diritti umani di Strasburgo. Il 27 giugno, anche i giudici europei rigettano l’istanza dei due genitori: una decisione scaturita dalla convinzione dei magistrati che non spetti a loro sostituirsi ai giudici nazionali. Il 30 giugno, giorno stabilito per staccare i macchinari, l’ospedale di Londra concede una proroga davanti all’ultimo disperato appello dei genitori. La successiva corsa di solidarietà è arrivata a coinvolgere anche l’Italia e gli Stati Uniti con offerte di accogliere il piccolo nei propri ospedali nazionali. Appelli per il piccolo sono arrivati anche da Papa Francesco e dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.

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