Charlie, Parlamento Usa concede cittadinanza, potrebbe essere curato in America

Il Parlamento americano ha dato la cittadinanza Usa a Charlie Gard. La notizia, rilanciata dai media britannici, irrompe nella già complessa vicenda giudiziaria del piccolo affetto da una grave malattia rara, al centro di una battaglia legale che vede contrapposti i medici del Great Ormond Street Hospital di Londra, convinti che l’unica via sia l’interruzione dei supporti vitali, e i genitori che invece vorrebbero venisse data una chance con il trattamento sperimentale su cui lavora l’esperto statunitense Michio Hirano.

Non è ancora chiaro se questa decisione – scrive il ‘Daily Mail’ online – possa permettere di forzare la mano, obbligando il Gosh a lasciar andare il bambino in quanto cittadino americano o se la situazione giuridica già complicata sarà resa ancora più ingarbugliata. Secondo il quotidiano britannico, infatti, l’ospedale potrebbe impedire ai genitori di Charlie di portarlo negli Usa, perché se i medici credono che un genitore provocherà sofferenze al figlio, la polizia può essere chiamata a intervenire per arrestarli in base alle norme di legge sulla protezione dei minori.

Nel caso di Ashya King, un bimbo britannico malato di tumore, i genitori che lo hanno portato via dall’ospedale dove era in cura con l’obiettivo di farlo trattare con una terapia specifica all’estero hanno affrontato un mandato di arresto europeo. Ma avendo Charlie ottenuto la cittadinanza americana, potrebbe significare che i genitori non hanno più bisogno di un permesso dall’ospedale per portarlo in America. Il tutto mentre la decisione definitiva dell’Alta Corte Gb sul caso, attesa per martedì 25 luglio, si avvicina sempre di più.

Intanto, i medici del Great Ormond Street Hospital di Londra, che da mesi assistono il piccolo di 11 mesi colpito da una malattia rarissima il cui destino tiene il mondo col fiato sospeso, non sembrano essere stati convinti dai colleghi internazionali che hanno incontrato ieri.

Lo staff del Gosh ha avuto un confronto di 5 ore e mezzo con Michio Hirano, l’esperto americano che ha proposto di trattare il piccolo con un protocollo sperimentale. Al meeting erano presenti anche lo specialista dell’ospedale Bambino Gesù di Roma Enrico Silvio Bertini, responsabile del Reparto di malattie muscolari e neurodegenerative dell’ospedale pediatrico capitolino, e la mamma di Charlie, Connie Yates.

Il meeting con Hirano, rientrato ieri notte negli Stati Uniti, mirava a ottenere una sorta di consensus sulla terapia più idonea per il bimbo. Ebbene, secondo la stampa britannica Hirano non avrebbe convinto i medici che seguono Charlie. Lo specialista americano sostiene che la sua terapia sperimentale potrebbe aiutare il bimbo. Hirano era volato a Londra per esaminare gli esami cerebrali condotti nel fine settimana e per visitare il piccolo.

“Il nostro bellissimo bambino è ancora stabile. Siamo accanto a lui nel lettino e sentiamo che non sta soffrendo. Come genitori pieni di amore stiamo facendo la cosa giusta nell’esplorare tutte le opzioni di trattamento” possibili, ha detto la mamma, come riferisce il ‘Telegraph’.

Connie Yates ha raccontato inoltre che Hirano ha chiesto una nuova risonanza magnetica e un elettroencefalogramma di 30 minuti, ma “il Gosh ha preferito un Eeg più lungo, che aveva richiesto il giudice. Abbiamo sottoposto nostro figlio agli esami. Abbiamo facilitato gli esperti in tutti i modi possibili. Charlie sarà sottoposto ad altri test a breve”. Ma non è chiaro di che tipo di esami si tratti.

I medici del Gosh non hanno voluto rilasciare commenti sull’incontro con Hirano. Ma si è capito che gli specialisti britannici non sono stati convinti dal collega americano. Il caso tornerà all’Alta Corte di Londra venerdì, con ulteriori udienze in programma la prossima settimana, per arrivare a una decisione sul destino del bimbo.

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