Epatite A: vaccino introvabile, vacanze a rischio per migliaia di italiani

Sono migliaia gli italiani che in queste ore non riescono a vaccinarsi contro l’Epatite A, una delle malattie più facili da contrarre in viaggio attraverso cibi o acqua contaminati. Perché il vaccino sembra introvabile? Secondo Repubblica.it la carenza è dovuta a un problema produttivo dell’azienda che lo prepara.

La soluzione tuttavia potrebbe essere a portata di mano: usare il vaccino pediatrico anti-Epatite A. Tuttavia per usarlo sui pazienti adulti serve il via libera dell’Aifa e del ministero della Salute e bisognerà stabilire le dosi necessarie per garantire l’immunizzazione.

L’Epatite A, molto diffusa nel mondo soprattutto in Africa, Asia o Sud America dove le condizioni igieniche sono più precarie, è una malattia sempre più in aumento anche in paesi meno a rischio come l’Italia. Per questo l’Oms ha invitato gli Stati a consigliare il vaccino alle persone maggiormente a rischio. Viaggiatori in testa. Sempre che si trovi nei centri vaccinali.

L’aumento dei casi, dicono dall’Istituto superiore di sanità, è iniziato ad agosto 2016. In Italia fino al febbraio scorso sono stati notificati 583 casi, quindi oltre la metà di quelli europei, per la maggior parte tra omosessuali. I numeri in questi mesi sono ancora aumentati. “L’Italia si presenta come lo Stato europeo con il più evidente eccesso di casi. Un aspetto da considerare è che i quattro ceppi descritti in Europa non sono mai stati osservati in Italia prima di agosto 2016. “E’ necessario promuovere un’offerta attiva e gratuita della vaccinazione contro l’epatite A (o se necessario utilizzare vaccini combinati contro l’epatite A e B), attraverso il coinvolgimento di associazioni specifiche, o altri canali target per questa popolazione”. Questo se solo il vaccino ci fosse.

Quando vaccinare

Il vaccino è raccomandato ai bambini a partire dal 12° mese di età, in due dosi a distanza di almeno 6 mesi l’una dall’altra, che garantiscono una protezione duratura.

È consigliato inoltre:

  • A tutti i soggetti che devono recarsi per vacanza o lavoro in paesi dove la malattia è molto frequente, come quelli situati in Centro o Sud America, Messico, Asia (Giappone escluso), Africa ed Europa orientale. In questi casi è meglio vaccinarsi almeno un mese prima del viaggio;
  • Omosessuali, tossicodipendenti;
  • Soggetti con malattia epatica cronica;
  • Soggetti trattati con concentrati di fattori della coagulazione o derivati del sangue;
  • Soggetti che lavorano in laboratori di ricerca in cui è possibile il contagio;
  • Membri di famiglie che intendono adottare un bambino proveniente da un Paese nel quale l’Epatite A è endemica;
  • Bambini, adolescenti e soggetti che vivono in luoghi in cui vi sono focolai epidemici;
  • Soggetti in cui è probabile sia avvenuto il contatto col virus dell’epatite A.

Chi non deve essere vaccinato

  • Bambini che hanno avuto una reazione allergica grave (anafilassi) ad una dose precedente di vaccino;
  • Bambini che hanno un’allergia ad un componente del vaccino.

È importante informare sempre il medico delle allergie del bambino, specialmente se gravi, compresa l’allergia al lattice.
Tutti i vaccini anti-epatite A contengono idrossido di alluminio ed alcuni 2-fenossietanolo.

Quando rimandare la vaccinazione

Le persone con malattie lievi possono in genere essere vaccinate con sicurezza. Per i soggetti che presentano malattie moderate o gravi è opportuno attendere la guarigione prima di effettuare la vaccinazione.

Durante la gravidanza si ritiene che il rischio per la madre e per il nascituro sia estremamente basso, dal momento che il vaccino anti-epatite A è inattivato (ucciso). Sarà compito del medico valutare se la necessità di protezione dalla malattia supera ogni rischio teorico derivante dalla vaccinazione.

I rischi della vaccinazione

Un vaccino, al pari di qualsiasi altro farmaco, potrebbe causare reazioni allergiche gravi, anche se il rischio di tali reazioni è estremamente basso.

In particolare, il vaccino anti-epatite A è un vaccino molto sicuro, che solo in rari casi causa problemi gravi (gravi reazioni allergiche), anche se possono essere osservate alcune reazioni di lieve entità che, una volta presentatesi, possono persistere per 24-48 ore:

  • dolore nella sede della puntura (la metà degli adulti e il 15% dei bambini);
  • mal di testa (il 15% degli adulti e il 4% dei bambini);
  • inappetenza (l’8% dei bambini);
  • debolezza (il 7% degli adulti).

Condividi questo articolo: 




 

Altre Notizie