Il fumo in gravidanza espone il nascituro a molteplici rischi, così come il fumo passivo

Negli ultimi anni, la ricerca scientifica ha dato grande rilevanza agli effetti del fumo ambientale o passivo sulla salute del bambino ed è in continua crescita la convinzione dell’opinione pubblica che genitori fumatori o ambienti contaminati dal fumo possano nuocere al sano sviluppo dei minori.

Studi eseguiti in Italia hanno dimostrato che il 52% dei bambini nel secondo anno di vita è abitualmente esposto al fumo passivo. Il 38% degli esposti ha almeno un genitore che fuma in casa. Dati ISTAT, riguardo l’esposizione al fumo nelle famiglie italiane, riportano che il 49% dei neonati e dei bambini fino a 5 anni hanno almeno un genitore fumatore e il 12% hanno entrambi i genitori fumatori. Circa un neonato su 5 ha una madre fumatrice. L’analisi dell’OMS su oltre 40 studi inerenti sull’effetto del fumo dei genitori sulle malattie delle basse vie respiratorie ha evidenziato che esiste un rischio del 70% del verificarsi di malattie delle basse vie respiratorie in figli di madri fumatrici rispetto a figli di madri non fumatrici. Si è riscontrato, inoltre, che in età scolare i bambini hanno un maggior rischio di presentare asma, respiro sibilante, tosse secca e/o catarrale se uno dei due genitori fuma rispetto ai bambini i cui genitori non fumano.

Da un punto di vista funzionale l’esposizione al fumo passivo in età scolare è legata ad una riduzione dei parametri spirometrici, in particolare una limitazione al flusso aereo espressa dalla riduzione del FEV1 (volume espiratorio massimo nel primo secondo di espirazione forzata) e del FEF 25-75 (flusso espiratorio forzato tra il 25 ed il 75% della capacità vitale forzata) e ad una più elevata iperreattività bronchiale. Dati in letteratura riportano l’associazione iperreattività bronchiale, episodi di broncospasmo – fumo dei genitori presente in maggior misura nei bambini non predisposti. Mentre in bambini predisposti, affetti già da episodi di broncospamo, l’esposizione al fumo peggiora il quadro clinico esistente.

Secondo il report dell’Environmental Protection Agency della California, ci sono prove inequivocabili che il fumo passivo è un fattore di rischio per l’induzione di nuovi casi di asma e provoca riacutizzazioni di episodi di asma in bambini con malattia stabilizzata.

Da segnalare in ultimo uno studio del 2007 pubblicato su Circulation in cui si dimostra che i bambini, già all’età di 11 anni, sviluppano in risposta al fumo passivo, anche se attraverso meccanismi non completamente chiariti, un anormale funzionamento delle cellule endoteliali dei vasi sanguigni. In questo modo il fumo già dalla giovane età apre la strada all’aterosclerosi. Questo significa infarto ma anche ictus o le arteriopatie periferiche decisamente più frequenti nei fumatori.

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