Gimbe: Linee guida per la valutazione e il trattamento di lombalgia e sciatalgia

La lombalgia è la principale causa di disabilità a lungo termine nel mondo; la sua incidenza nel corso della vita è del 58-84% e l’11% degli uomini ed il 16% delle donne sono affetti da lombalgia cronica . Il 7% dei consulti dei medici di medicina generale (MMG) è riferibile alla lombalgia, che ogni anno determina la perdita di 4,1 milioni di giornate lavorative. Oltre il 30% dei pazienti con sciatalgia presentano sintomi clinicamente significativi ad un anno dall’insorgenza . Corre ai ripari l’Osservatorio Gimbe per la sostenibilità del Ssn, che ha eletto i test di imaging nel mal di schiena a ‘sorvegliati speciali’ per stimare sprechi diretti e indiretti conseguenti al loro sovra-utilizzo.

“In assenza dei cosiddetti ‘segni di allarme’ – sottolinea Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe – e prima di 4-6 settimane dall’insorgenza del dolore, tutte le linee guida internazionali concordano nel giudicare inappropriate Tac e risonanze magnetiche nei pazienti con lombosciatalgia, sia perché – spiega – non modificano le scelte terapeutiche, sia perché il frequente riscontro di anomalie non correlate con il mal di schiena attiva una cascata di prestazioni sanitarie inutili – come consulti specialistici, esami e trattamenti invasivi – che aumentano i rischi per i pazienti e consumano preziose risorse”.

Per evitare questa valanga di prestazioni inutili, le linee guida del britannico National Institute for Health and Care Excellence (Nice), disponibili in italiano grazie alla traduzione della Fondazione Gimbe, forniscono le raccomandazioni cliniche sia per la valutazione diagnostica dei pazienti con lombalgia o sciatalgia, sia per la terapia: da quella conservativa (programmi di esercizio fisico, terapia manuale, psicoterapia con approccio cognitivo-comportamentale, farmaci) alla chirurgia.

“Le linea guida Nice – prosegue Cartabellotta – raccomandano innanzitutto di effettuare un’adeguata valutazione clinica e, in assenza di sospetto di gravi patologie (neoplasie, infezioni, traumi, spondiloartriti), di non richiedere Tac e risonanze magnetiche, informando sempre il paziente sul fatto che questi test diagnostici, oltre a non essere necessari, presentano rischi conseguenti all’identificazione di lesioni anatomiche asintomatiche non correlate con i sintomi della lombalgia e sciatalgia”.

Le linee guida (www.evidence.it/lombalgia) puntano sull’utilizzo di strumenti validati di stratificazione del rischio per facilitare il processo decisionale condiviso con i pazienti: per quelli con lombalgia o sciatalgia che potrebbero migliorare rapidamente è sufficiente rassicurarli, consigliare loro di mantenersi in attività e fornire indicazioni per il ‘self management’, mentre per quelli a rischio più elevato di esito sfavorevole è raccomandato un supporto complesso e intensivo (programmi di esercizio, terapia manuale o approccio psicologico). Da evitare in ogni caso l’agopuntura e il paracetamolo in monoterapia.

“Come documentano le linee guida Nice, nella valutazione e il trattamento della lombalgia e della sciatalgia – riepiloga l’esperto – la pratica professionale e le scelte dei pazienti non riflettono le migliori evidenze scientifiche: alcune prestazioni sanitarie risultano sovra-utilizzate, mentre altre sotto-utilizzate. Perciò, rispetto a quanto oggi dimostra la ricerca, l’assistenza erogata ai pazienti presenta notevoli margini di miglioramento dell’appropriatezza, con risvolti favorevoli sia sugli esiti clinici, sia sull’utilizzo delle risorse”.

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