È morto Charlie Gard

Charlie è morto. “Il nostro splendido bambino se n’è andato”: questo il lapidario annuncio dato dai genitori di Charlie Gard, il bambino britannico malato terminale che ha sollevato un dibattito mondiale.

La morte del piccolo Charlie, di soli 11 mesi, era di fatto annunciata dopo che ieri l’Alta Corte di Londra ha ordinato che fosse trasferito dall’ospedale ad un hospice, dove non avrebbe più avuto il respiratore a tenerlo in vita. La decisione è stata presa perché Connie Yates e Chris Gard, che chiedevano che morisse a casa, non sono riusciti a raggiungere un accordo con il Great Ormond Street Hospital, che chiedeva di continuare ad assisterlo negli ultimi giorni con i macchinari appropriati nelle sue strutture. “Il nostro splendido bambino se n’è andato. Siamo veramente orgogliosi di Charlie”, ha detto la madre Connie, chiudendo una battaglia legale durata mesi che ha diviso l’opinione pubblica e coinvolto anche figure di peso come Papa Francesco e Donald Trump.

La battaglia legale – Diagnostica quando il bambino aveva due mesi, da allora Charlie è ricoverato al Great Ormond Street Hospital di Londra dove è tenuto in vita grazie ai macchinari per la respirazione artificiale. Data la gravità delle sue condizioni, i medici hanno chiesto di poter interrompere le cure, per evitare inutili sofferenze al bambino che nel corso della malattia ha riportato anche gravi danni cerebrali. Contro il loro parere si sono schierati i genitori del piccolo, Chris Gard e Connie Yates, che hanno avviato e condotto una lunga battaglia legale arrivata fino alla Corte per i diritti umani di Strasburgo dopo essere stata persa nelle sedi giudiziarie inglesi.

Il bambino era affetto da una patologia rarissima e incurabile, la sindrome di deplezione del Dna mitocondriale. Un male di cui si ha notizia di soli altri sedici casi in tutto il mondo. La malattia gli era stata diagnosticata quando aveva due mesi ed era ricoverato presso il Diagnostica quando il bambino aveva due mesi, da allora Charlie era ricoverato al Great Ormond Street Hospital di Londra dove è tenuto in vita grazie ai macchinari per la respirazione artificiale.

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