Schiavitù da telefonino in vacanza, come sconfiggerla in 5 mosse

Come liberarsi dalla schiavitù del telefonino? I suggerimenti arrivano dal presidente della Società italiana di psichiatria, Bernardo Carpiniello. La forza di volontà al primo posto. Per disintossicarsi da e-mail, social e chat, “serve una forte motivazione”, che “deve nascere dalla consapevolezza di quanto tempo trascorriamo sui telefonini” e che può essere impiegato in attività anche più gratificanti, come un paio d’ore in palestra o una mattinata in spiaggia. Consiglio che vale soprattutto per i ragazzi, che non hanno bisogno di divieti ma di alternative valide, spiega Carpiniello all’ANSA.

  1. Occultare il cellulare. Più che cliniche e app per il ‘digital detox’ che vanno tanto di moda, suggerisce Carpiniello, la cosa migliore è “non avere sempre sott’occhio il cellulare”. È difficile, perché ormai il telefonino ha sostituito la macchina fotografica, la bussola, l’agenda, ma ci si può provare.
  2. No a privazioni repentine, dice l’esperto, sì a qualche piccola regola di utilizzo quotidiano, ad esempio con la scelta di alcuni orari in cui concedersi i momenti ‘social’ e sullo schermo. Niente telefono sul comodino. Preservare le ore di sonno, soprattutto in vacanza, è un ‘must’. “Da una certa ora in poi di notte sarebbe bene spegnere il cellulare e riaccenderlo solo al mattino, magari dopo aver fatto colazione”, afferma Carpiniello. “Notifiche, illuminazione e ‘bip’ rovinano il sonno”.
  3. Un altro consiglio è tornare a usare una sveglia tradizionale: impostarla sul telefonino vuol dire trasformarlo nel primo oggetto che si prende in mano al mattino e nell’ultimo che si tocca la sera. No al cellulare sulla tavola. “Quando si pranza, si cena, soprattutto se in compagnia, non mettiamo il telefono sul tavolo”. Interferisce con le relazioni sociali, “ci distrae dal piacere dello stare con gli altri”, osserva l’esperto.
  4. In spiaggia senza smartphone. Che sia per mezza mattina al mare, per una passeggiata nei boschi in montagna o solo per la colazione al bar, “combattiamo l’idea che bisogna sempre tenere il cellulare con sé”. Più facile, dice Carpiniello, “lavorare sui tempi brevi” e quindi cominciare a lasciarlo a casa per un breve tempo, poi “si può provare per periodi più lunghi”.5.
  5. Se lo si porta con sé per fare foto della gita, meglio cercare di tirarlo fuori solo per lo scatto o il ‘selfie’ e poi riporlo in borsa. Anche se app e social invitano al coinvolgimento in tempo reale, amici e parenti in realtà “possono aspettare”. Il selfie in spiaggia del resto non è una comunicazione d’emergenza.

Il fenomeno della Nomofobia:
In un intervista condotta ad aprile 2015 da ‘Il Fatto Quotidiano’ è stato chiesto ad un gruppo di persone, di diverse età, se riuscirebbero a stare senza il loro smartphone: la risposta è stata quasi del tutto unanime: “senza smartphone non riuscirei a vivere, mi verrebbe l’ansia”. Per descrivere questo fenomeno è stato coniato un nome, Nomofobia (Sindrome da Disconnessione), ed è composto dal prefisso anglosassone abbreviato no-mobile e dal suffisso fobia e si riferisce alla paura di rimanere fuori dal contatto di rete mobile.

Una sensazione di panico vi assale non appena vi accorgete di aver dimenticato lo smartphone a casa? Non riuscite a resistere più di dieci minuti senza controllare le notifiche e pensate che stia squillando anche quando non è così? Se avete risposto si ad almeno due domande su tre, allora potreste aver sviluppato una vera dipendenza dal vostro smartphone. Nella persona con nomofobia s’instaura la sensazione di perdersi qualche cosa se non si controlla costantemente il cellulare e il rischio è che si inneschi un meccanismo di dipendenza, del tutto analogo a una tossicodipendenza.

Quando si entra nel circolo vizioso della nomofobia, si ha sempre bisogno di aumentare il dosaggio quindi si mettono in atto una vasta gamma di comportamenti disfunzionali come stare più tempo al telefono, aspettare la risposta dell’altro (magari sollecitandolo), vedere che cosa accade agli amici nei diversi social network, commentare e condividere, non spegnere mai il dispositivo neanche nelle ore notturne, svegliarsi di notte e controllare che non sia cambiato niente, portarsi lo smartphone in luoghi non appropriati (es. bagno, chiesa ecc), esattamente come accade con droghe e alcol.

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