Stephen Hawking, per colpa Trump la Terra scotterà come Venere con temperature fino a 250 gradi

Il presidente Donald Trump è una minaccia per l’ambiente. Parola del celebre astrofisico britannico Stephen Hawking che, in una intervista alla Bbc in occasione del suo 75/mo compleanno, ha detto che la decisione di Trump di ritirare gli Stati Uniti dall’accordo sul clima di Parigi potrebbe far diventare la Terra come Venere, con temperature fino a 250 gradi. “Siamo vicini al punto di non ritorno in cui il riscaldamento globale diventerà un processo irreversibile.

La scelta di Trump potrebbe spingere la Terra oltre questo margine e farla diventare come Venere con temperature di 250 gradi e piogge di acido solforico”. Per lo studioso del cosmo “il cambiamento climatico è uno dei più grandi pericoli che dobbiamo affrontare e se vogliamo fermarlo – ha osservato – dobbiamo farlo ora. Negando le prove dell’esistenza del cambiamento climatico e ritirando gli Usa dall’accordo di Parigi Trump causerà danni ambientali evitabili al nostro magnifico pianeta, mettendo in pericolo la natura per noi ed i nostri figli”.

Il mondo ha solo tre anni, fino al 2020, per riuscire a centrare gli obiettivi dell’Accordo di Parigi sul clima, ovvero contenere il riscaldamento globale entro i 2 gradi dai livelli pre-industriali. Se non si riducono subito le emissioni di gas serra, adottando politiche adeguate, aumenteranno desertificazione ed eventi climatici disastrosi, e intere isole finiranno sott’acqua per lo scioglimento dei ghiacci artici.

E’ questo l’appello lanciato sulla rivista Nature da più di 60 fra scienziati, politici, imprenditori ed economisti di tutto il mondo, guidati dalla ex segretaria della Convenzione Onu sul cambiamento climatico (Unfcc), Christiana Figueres. I firmatari dell’appello indicano 6 misure da adottare subito: arrivare al 30% di energia da fonti rinnovabili, approvare piani di decarbonizzazione al 2050 per stati e città, arrivare al 15% di veicoli elettrici nelle vendite, ridurre la deforestazione, dimezzare le emissioni dall’industria, destinare 1000 miliardi di dollari all’anno dal sistema finanziario per il clima.

L’annuncio di Trump: “Gli Stati Uniti si ritirano dall’accordo di Parigi sul Clima” Quella di Trump è una svolta dalle conseguenze imprevedibili, che potrebbe spingere altri Paesi a seguire la stessa strada e a dire addio a quegli impegni solennemente presi nel 2015 da 195 nazioni per tagliare drasticamente il livello delle emissioni inquinanti. “Gli Stati Uniti cominceranno a negoziare un nuovo accordo sul clima”, ha detto Trump. “Vogliamo un accordo che sia giusto. Se ci riusciremo benissimo, altrimenti pazienza”, ha aggiunto. Ci sarà quindi “la fine dell’applicazione degli impegni di riduzione”, ha aggiunto, “e soprattutto” dei versamenti al Fondo verde per il clima “che costa agli Usa una fortuna”.

America first. Trump mantiene così un’altra promessa fatta in campagna elettorale. Fino a un certo punto, però: presupponendo un ritiro totale dall’accordo parigino, ci vorranno quattro anni per completare quell’iter e ciò significa che una decisione finale spetterebbe agli americani quando sceglieranno il loro prossimo ‘commander in chief’ nel 2020.

Dopo un dibattito acceso che ha praticamente diviso in due la Casa Bianca, ha vinto la linea dei conservatori capitanati da Scott Pruitt, l’amico dei petrolieri diventato numero uno dell’Agenzia per la protezione ambientale americana (Epa), e dallo stratega di ultra destra Steve Bannon. Sconfitti invece sono stati Gary Cohn, l’ex executive di Goldman Sachs diventato capo degli esperti economici della Casa Bianca e Rex Tillerson, segretario di Stato nonché ex ceo del colosso petrolifero Exxon mobil (che per altro voleva il rispetto dell’accordo sul clima). E il numero uno di Tesla, Elon Musk, ha ribadito che potrebbe uscire dal team presidenziale che si occupa dei cambiamenti climatici.

Trump si è rivolto agli americani e al mondo intero dal Rose Garden della Casa Bianca, in un clima surreale in cui a intrattenere le decine di giornalisti presenti ci ha pensato un’orchestrina jazz. In prima fila tutti i più stretti consiglieri del presidente americano. Non c’era Ivanka Trump. La figlia e consigliera del presidente era stata tra coloro che si opponevano al ritiro degli Usa dall’accordo di Parigi, ma è riuscita solo a fare posticipare la controversa decisione a dopo il primo viaggio all’estero da presidente del miliardario di New York diventato leader Usa: al G7 di Taormina, mentre Trump prendeva tempo, Italia, Canada, Francia, Germania, Giappone e Regno Unito avevano riaffermato il loro “forte” impegno a implementare “velocemente” l’accordo di Parigi. A nullo è valso il pressing di Papa Francesco, che nel suo incontro in Vaticano gli aveva dato in dono l’enciclica “Laudato sì” sul cambiamento climatico.

E’ un accordo che “impone dei costi in anticipo sugli americani a danno dell’economia e della crescita del lavoro, mentre strappa impegni insignificanti da altri Paesi, come la Cina”. Se gli Usa rispettassero i termini dell’accordo, l’economia americana perderebbe 3mila miliardi di dollari nel suo pil nei prossimi decenni, ha detto Trump. Il presidente ha assicurato che con la sua amministrazione gli Usa saranno “il Paese più pulito e ambientalista della terra, avremo l’aria piu pulita,l’acqua più pulita, saremo ecologisti ma non metteremo fuori mercato le nostre aziende e cresceremo rapidamente”. “Lavoreremo perchè gli Usa siano leader delle politiche ambientali – ha aggiunto – ma con oneri ugualmente divisi tra le nazioni di tutto il mondo”.

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