Tumore al seno, il test in grado di evitare la chemioterapia a 1 donna su 4

Il test genomico Oncotype DX: un’analisi che aiuta il medico a capire, in ogni specifico caso, se somministrare la chemioterapia apporterebbe un reale beneficio o se la paziente può essere trattata con la sola terapia ormonale. Circa un quarto delle donne operate per tumore al seno potrebbe evitare la chemioterapia adiuvante dopo intervento, trattamento che risulterebbe inefficace, oltre ad essere gravato da pesanti effetti collaterali e costi onerosi per il SSN.

Il test spiegano – spiegano i ricarcatori –  ha la potenzialità di poter rivoluzionare sia l’approccio terapeutico, sia la scelta della paziente garantendo la certezza di una cura “su misura”, in relazione all’attività biologica del tumore: aiuta il medico a selezionare le candidata ‘giusta’ alla somministrazione di chemioterapia attraverso la misurazione di un ‘recurrence score’, un numero corrispondente alla specifica probabilità di recidiva di un tumore al seno, entro 10 anni dalla diagnosi iniziale.  Aspetto, quest’ultimo, non trascurabile se si considera che in Italia sono oltre 40 mila i nuovi casi di tumore della mammella all’anno, 152 ogni 100 mila donne, con la probabilità che 1 donna su 10 possa esserne colpita nell’arco della vita. Ad oggi, nel mondo, sono stati richiesti oltre 275 mila test da più di 10 mila clinici in 70 Paesi.

L’analisi fornisce indicazioni terapeutiche strategiche quando i criteri abituali (età, dimensione del tumore, performance status, interessamento linfonodale, recettori) non indicano una sicura condotta da adottare. In un terzo delle pazienti sottoposte ai test in fase di validazione, l’oncologo ha potuto modificare il piano terapeutico evitando la chemioterapia in un quarto e aggiungendola nel 5-10% delle pazienti stesse. A garanzia dell’accuratezza diagnostica, vi è una misurazione (effettuata separatamente 3 volte) sui 21 geni in ogni campione tissutale e trials clinici effettuati su oltre 4 mila donne. Valore aggiunto, è anche la capacità predittiva che consente di stimare le probabilità di recidiva nell’arco dei successivi dieci anni misurata attraverso il ‘recurrece score’ (RS, un valore compreso tra 0 e 100), che ne determina anche il gruppo di rischio: basso (RS <18), intermedio (RS tra 18-30), elevato (RS>31).

Nel Lazio ogni anno sono circa 4.200 le nuove diagnosi di tumore al seno e questo accade in Italia ogni anno per oltre 48.000 donne. La grande maggioranza affronta l’intervento chirurgico e, circa la metà, dopo l’operazione viene sottoposta a chemioterapia adiuvante, che spesso non risulta efficace. Oggi però un nuovo test genomico consente su pazienti operate per un cancro al seno di prognosticare un’eventuale ricaduta a 10 anni dalla diagnosi e le probabilità che la chemioterapia sia efficace. Per le pazienti significa non dover affrontare senza motivo i pesanti effetti collaterali della chemioterapia, con riduzione dei costi anche per il Servizio Sanitario Nazionale correlati al trattamento ed alle possibili complicanze. In Italia le pazienti eleggibili hanno la possibilità di effettuare gratuitamente il test grazie al programma di sperimentazione PONDx, avviato a febbraio 2016 e attualmente in corso in 11 Centri del Lazio, tra i quali l’Istituto Nazionale Regina Elena di Roma. Al momento sono state testate più di 600 pazienti solo nel Lazio, di cui più di 60 presso l’Istituto Nazionale Regina Elena. Analogo studio è stato condotto in numerosi Centri Ospedalieri in Regione Lombardia e in altri Centri sul territorio italiano. I risultati saranno presentati in occasione di vari Congressi previsti nei prossimi mesi.

”Il test Oncotype DX© ci aiuta a individuare meglio le pazienti che hanno una prognosi più sfavorevole e ci dice quali di queste possono giovarsi di un trattamento chemioterapico in aggiunta all’ormonoterapia sia in pre che in post-menopausa”, afferma Francesco Cognetti, Direttore dell’Oncologia Medica dell’Istituto Nazionale Regina Elena di Roma. ”In particolare, il test fornisce informazioni su pazienti con tumore invasivo della mammella, linfonodi negativi o positivi fino a un massimo di 3, con recettori ormonali positivi, pazienti che in base ai prelievi anatomo-clinici e biologici sono in una zona di confine, in una fase in cui si può includere o escludere con certezza il trattamento chemioterapico rispetto alla sola ormonoterapia”.

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