Yemen, l’epidemia di colera non si ferma: 360.000 casi sospetti

Il numero di persone colpite dal colera in Yemen è il più alto mai registrato in un paese in un anno. A tre mesi dall’inizio dell’epidemia vi sono stati più di 360.000 casi sospetti, un dato che supera quello di Haiti nel 2011. Sebbene i numeri a oggi aumentino meno velocemente, la stagione delle piogge – che va da luglio a settembre – contribuirà al diffondersi dell’epidemia. La paura è che si arrivi anche a 600.000 casi, mai registrati dal 1949, quando è iniziato il monitoraggio a livello mondiale.

Perché è difficile fermare l’epidemia?
Il colera si è diffuso velocemente in un paese già in ginocchio dopo due anni di guerra, e che è oggi sull’orlo della carestia. Da aprile, quasi 2.000 persone sono morte. Per molti yemeniti, stremati dalla fame, il colera è il colpo finale.  E’ un’emergenza di proporzioni enormi, che richiede una risposta altrettanto importante: i fondi ricevuti a oggi sono la metà di quelli necessari.

La guerra ha distrutto l’economia, lasciando milioni di persone senza lavoro e senza mezzi per sopravvivere, e 3 milioni di sfollati. I morti sono quasi 5.000 e 7 milioni di persone sono alla fame. Più della metà degli ospedali e delle cliniche sono strati distrutti, lasciando senza acqua e servizi sanitari oltre 15 milioni di persone. Il personale sanitario non riceve uno stipendio da un anno; strade, ponti, ospedali sono stati bombardati. Tutto questo rende difficilissimo fermare l’epidemia. Eppure il colera è facile da trattare e da prevenire. C’è però bisogno di uno sforzo collettivo perché tutti abbiano accesso all’acqua potabile e a servizi igienico sanitari, e siano così al sicuro dalla malattia.

Chi finanzia il conflitto?
I paesi che finanziano il conflitto e garantiscono un appoggio militare alla coalizione guidata dalle forze saudite, come gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, stanno fomentando una guerra che causa sofferenze inimmaginabili ai civili, e facendo sprofondare il paese nella catastrofe. Questi paesi stanno guadagnando molto di più grazie all’esportazione di armi di quanto spendano per aiutare la popolazione yemenita. Ne 2016, l’Arabia Saudita ha speso quasi 3 miliardi di dollari acquistando armi dai principali esportatori mondiali. E molti di questi stessi governi hanno contribuito solo con 620 miliardi di dollari all’appello lanciato dalle Nazioni Unite, che chiedeva 2.1 miliardi.

Circa 18.8 milioni di persone hanno bisogno di assistenza umanitaria: cibo, acqua potabile, servizi igienico sanitari. I rifiuti si accumulano nei campi per sfollati, i sistemi idrici e i servizi sanitari sono al collasso, favorendo la diffusione del colera tra una popolazione già gravemente indebolita. Circa 30.000 operatori sanitari non ricevono uno stipendio da 10 mesi; nel frattempo, il mondo sta vendendo sempre più armi ai militari sauditi di quanto non stia spendendo per far fronte all’appello umanitario. Nel 2016, l’Arabia Saudita ha speso 2.979 miliardi di dollari trasferendo armi dai maggiori esportatori mondiali.  E fino a oggi, molti di questi stessi governi hanno contribuito solo per 620 milioni di dollari all’appello della Naizoni Unite per lo Yemen, che prevede un impegno per 2.1 miliardi. “È increscioso che il valore delle vendite di armi superi di 5 volte quello dell’aiuto umanitario” – ribadisce Winnie Byanyima, Direttrice di Oxfam International.

In Yemen è in atto la peggiore epidemia di colera al mondo. Negli altri tre paesi la combinazione di colera, diarrea acquosa acuta e malnutrizione potrebbe essere letale per tanti bambini:

  • Yemen: attualmente sono oltre 360.000 i casi sospetti di colera e oltre 1.600 i morti. I bambini rappresentano circa il 50% dei casi sospetti di colera e circa un quarto delle persone morte. Alla fine di giugno, l’UNICEF ha inviato 3 cargo aerei per distribuire 36 tonnellate di aiuti salvavita, che comprendevano medicine e aiuti per purificare l’acqua.
  • Sud Sudan: nel paese si sta verificando una delle più diffuse e protratte epidemie di colera della storia recente. L’attuale epidemia, che ha avuto inizio a giugno 2016, è durata per tutta la stagione secca e si prevede peggiorerà con l’avanzare della nuova stagione delle piogge. Fino ad ora quest’anno, sono stati riportati circa 6.870 casi sospetti di colera – dato più alto dal 2014 –, di cui circa il 51% sono bambini e adolescenti. Tra i bambini, nel paese,  circa 1,1milioni sono malnutriti, 290.000 sono colpiti da malnutrizione acuta grave.
  • Somalia: sono 53.000 i casi di colera, numero 3 volte superiore rispetto al 2016 e 10 volte rispetto al 2015. Nel paese, si prevedevano 1,4 milioni di bambini colpiti da malnutrizione, di cui 275.000 gravemente malnutriti.
  • Sudan: secondo i dati del Ministero Federale della Salute, sono stati registrati oltre 20.000 casi di diarrea acquosa acuta, con più di 400 morti. Oltre il 20% delle persone colpite sono bambini. Lo Stato del Nilo risulta essere quello più duramente colpito, con 7.200 casi riportati e circa 100.000 rifugiati che vivono in campi. La sfida più grande in Sudan sembra essere il basso livello di accesso ad acqua sicura e a servizi igienico-sanitari adeguati nelle aree più colpite. L’UNICEF chiede urgentemente 22 milioni di dollari per garantire interventi salvavita per oltre 100.000 bambini.

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