Insetti, meduse e pesce ragno: ecco cosa fare in caso di morsi o punture

Punture di insetti e pesci urticanti: Cosa fare quando si viene punti da una medusa? Come eliminare una spina di riccio dal piede? Niente paura, nella maggior parte dei casi le lesioni e le punture derivanti dal contatto con tracine, meduse e ricci di mare provocano disturbi risolvibili senza troppi problemi. È importante mantenere la calma e osservare alcuni semplici accorgimenti, ecco quali.

La tracina (o pesce ragno) si mimetizza con il fondale – La sua puntura è davvero dolorosissima e, purtroppo, è un pesce che abbonda nei nostri mari e che si avvicina molto anche alla riva. Non è difficile calpestarlo, perché si apposta sotto la sabbia e si mimetizza con il fondale. La puntura arriva dalle spine dorsali della tracina, che rilasciano il veleno responsabile del dolore intenso che colpisce la parte interessata. Il punto di inoculazione del veleno si presenta arrossato e gonfio e possono comparire anche sintomi come nausea, vomito e febbre. Il dolore può durare parecchie ore ed estendersi all’arto.

No al ghiaccio, il calore annienta il veleno – Per alleviarlo bisogna immergere la parte colpita in acqua calda, la più calda che si riesce a sopportare, per almeno 30 minuti, anche di più. Il calore distrugge il veleno, che è costituito da una tossina sensibile al calore. È meglio lavare prima la parte interessata con acqua dolce. Un buon rimedio immediato quando si è in spiaggia è mettere il piede nella sabbia calda. Da evitare ghiaccio o acqua fredda, che peggiora le cose (non va bene neanche l’ammoniaca). Sarà poi un medico a valutare la necessità di una pomata cortisonica o antibiotica e di una eventuale antitetanica se il paziente non è coperto.

Punture di insetti. Come individuare gli insetti più pericolosi. Fra gli imenotteri si possono annoverare oltre 100.000 specie di insetti. I più noti e comuni sono le api, le vespe e i calabroni, che rappresentano anche i più pericolosi dal punto di vista allergologico.

L’ape ha di solito il corpo più tozzo: risulta poco evidente la separazione tra torace e addome, nero con strisce giallastre e ricoperto di peluria. Non è aggressiva, a meno che non s’interferisca con i suoi “corridoi di volo” – ossia i tragitti dall’alveare alla fonte di cibo – o non si senta direttamente minacciata. Se punge è destinata a morire, perché l’aculeo rimane infisso nel tessuto colpito.

Le vespe hanno un corpo giallo e nero a strisce e possono pungere più volte di seguito. Se ne distinguono due tipi. La vespa-giallone ha un corpo caratterizzato da un addome che termina verso il torace in modo piuttosto squadrato. Tra gli imenotteri, è probabilmente la specie più aggressiva. La vespa-Polistes possiede un corpo più sottile, privo di peluria e con la parte anteriore dell’addome affusolata. Si sta diffondendo in Italia la vespa “velutina”, predatore delle api. Quest’insetto può essere confusa con il calabrone ma è più piccola, di colore prevalentemente nero, con le zampe di due colori (nero e giallo) e le antenne nere.

Il calabrone è facilmente riconoscibile dalle altre vespe per le grosse dimensioni (la femmina può raggiungere i 3,5 centimetri di lunghezza) e per il caratteristico addome striato di giallo tendente all’arancio. La sua puntura è estremamente dolorosa, simile a una pugnalata. È piuttosto aggressivo.

Come si manifestano le reazioni allergiche. Nei soggetti allergici, le punture degli imenotteri possono provocare reazioni indesiderate, da lievi a molto gravi. Si distinguono tre forme: locali, locali estese e sistemiche. Le prime si manifestano con lieve rossore o lieve gonfiore e sono dovute alle sostanze tossiche contenute nel veleno. Le reazioni locali estese interessano dal 2,4% al 26% delle persone allergiche e si manifestano con arrossamento e gonfiore in sede di puntura, il cui diametro supera i 10 cm. In questo caso i sintomi durano più di 24 ore. Le reazioni allergiche sistemiche colpiscono dall’1% all’8,9% degli allergici e solitamente insorgono entro mezz’ora dalla puntura. Possono manifestarsi con diversi sintomi, quali: orticaria, prurito diffuso, malessere, gonfiore, vertigini, nausea, vomito, diarrea, dolori addominali, mancanza del respiro, stordimento, confusione mentale, abbassamento della pressione sanguigna, perdita di coscienza e shock anafilattico.

Cosa fare in caso di puntura. Se compaiono rossore e gonfiore in una zona di circa 2-3 cm di diametro, si tratta di una reazione perfettamente normale, dovuta al veleno iniettato dall’insetto. In questo caso si può applicare ghiaccio ed eventualmente una pomata al cortisone. Se è rimasto un pungiglione nella pelle, si dovrebbe notare a occhio nudo un puntino nero al centro della parte colpita. Occorre estrarlo con attenzione, per evitare che il sacco velenifero che gli è attaccato continui a iniettare altro veleno. Bisogna quindi evitare di afferrarlo con le dita, piuttosto usare un’unghia, una limetta o anche un bancomat per sollevare il pungiglione gradualmente dal basso.

Tutte le persone che, dopo una puntura, manifestano nel giro di pochi minuti uno o più sintomi sistemici (come orticaria, vertigini, difficoltà di respiro), oppure una presentano una reazione locale molto estesa (maggiore di 10 cm di diametro) della durata di almeno 24 ore, devono rivolgersi alla specialista allergologo per ottenere una diagnosi e una terapia appropriata. Se necessario, lo specialista prescriverà la terapia antistaminica, cortisonica, l’adrenalina autoiniettabile e/o l’immunoterapia specifica.

Le persone che sono conosapevoli di essere allergiche devono portare con sé i farmaci di emergenza (antistaminico, cortisone e, nei casi di reazioni più gravi, anche autoiniettore di adrenalina) e imparare a usarli nel modo corretto. Quando vengono punte devono assumere i farmaci e, in ogni caso, farsi portare al più vicino pronto soccorso o chiamare il 118.

Ecco le 5 cose da sapere in caso di puntura:

1. Se venite punti da un’ape ricordatevi che il pungiglione è seghettato e quindi rimane infisso nella sede della puntura. È opportuno estrarlo nel più breve tempo possibile perché questo diminuisce la dose iniettata. Aiutarsi con una punta smussa (anche l’unghia) con un movimento dal basso verso l’alto senza utilizzare pinze o schiacciarlo tra le dita poiché il sacco velenifero alla base del pungiglione potrebbe iniettare ulteriore veleno. Applicare, quindi, del ghiaccio.

2. Questi i fattori che aumentano l’aggressività di api, vespe e calabroni: odori intesi come quelli di un profumo, colori scuri nei vestiti, movimenti bruschi o rumori secchi quando ci ronzano intorno. Ricordatevi inoltre che i giorni ventosi ci mettono più facilmente a contatto con loro perché vengono abbassati i corridoi di volo.

3. In caso di reazioni che durano più di 24 ore e con un diametro superiore a 10 centimetri è consigliabile una visita allergologica per stabilire se si è allergici al veleno di imenotteri. Ricordatevi che è importante eseguire le prove allergiche non prima di 3-4 settimane dalla reazione stessa, per evitare false negatività.

4. In caso di shock anafilattico mantenete la calma e allertate immediatamente il pronto soccorso. Se avete con voi l’adrenalina autoiniettabile utilizzatela seguendo le prescrizioni del vostro medico, ricordandovi comunque di allertare il 118 per proseguire effettuare le cure del caso.

5.  Anche chi sta seguendo l’Immunoterapia Allergene Specifica al veleno di imenotteri deve portare con se l’adrenalina autoiniettabile: sono due presidi che “lavorano” insieme, l’adrenalina in caso di shock mentre l’immunoterapia nel lungo termine per desensibilizzare il paziente allergico nel lungo periodo.

Ricci di mare: usa garze imbevute di acqua e aceto – I ricci solitamente vivono su fondali rocciosi poco profondi, in nicchie riparate scavate negli scogli. Se si calpestano, le spine, che sono fragili, si possono spezzare e rimanere conficcate nella pelle. Sono dolorose e fastidiose, quindi è consigliabile rimuoverle, meglio se con una pinzetta o con un ago sterile, cercando di non spezzarle. Se non ci si riesce è possibile provare, dopo aver lavato e disinfettato la zona colpita, a bagnarla con garze imbevute di acqua e aceto (scioglie i residui di spina). Oppure puoi provare con un impacco di pomata di ittiolo, che ne favorisce l’espulsione. Comunque, se non vengono espulse, possono essere disgregate e assorbite dai tessuti stessi.

Taglio da corallo: pulisci la ferita con acqua dolce – È una lesione frequente (dove i coralli ci sono). Bisogna pulire la ferita, irrorarla con acqua dolce o soluzione salina e togliere tutti i detriti. Coprire quindi con una medicazione sterile e bendare. Attenzione, nei giorni successivi, a gonfiori, arrossamenti, odore cattivo, febbre, pus: potrebbero essere la spia di un’infezione. In questi casi, meglio rivolgersi al medico, che valuterà se applicare una crema antibiotica.

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