Migranti, l’esperta dell’Onu: “Con il codice condotta delle Ong più morti in mare”

Il codice di condotta delle Ong “rischia di mettere ostacoli ai soccorsi” e in pericolo “molti bambini”. Così Agnes Callamard, relatrice speciale dell’Onu sulle esecuzioni extragiudiziali, sommarie e arbitrarie. “Codice e piano d’azione globale – aggiunge – suggeriscono che Italia, Commissione europea e Stati membri Ue ritengono i rischi e le realtà di morti in mare il prezzo da pagare per scoraggiare migranti e rifugiati”.

La relatrice Onu avverte: il finanziamento di 46 milioni di euro dalla Commissione europea alla Libia per appoggiare la sua guardia costiera e le sue operazioni di ricerca e salvataggio possono esporre i migranti e i rifugiati che vengono riportati in Libia a “più violenze abominevoli”. “Alcuni vengono assassinati deliberatamente, altri muoiono in conseguenza di tortura, malnutrizione e negligenza medica”, spiega Callamard, aggiungendo che ci sono informazioni di violazioni del diritto alla vita da parte della guardia costiera libica, secondo le quali gli agenti hanno sparato contro imbarcazioni di migranti o impiegato tecniche di individuazione pericolose.

Ma procediamo con ordine. La portavoce della Commissione europea per gli Affari interni e migrazione, Tove Ernst, nel ribadire come “le ong abbiano fatto e facciano ciò che può essere solo descritto come un nobile lavoro, nel Mediterraneo”, ricorda anche che il primo obiettivo dell’Unione è salvare vite. Per questo, dopo il venir meno del supporto delle ong Msf, Sea Eye e Save the Children alle attività di soccorso davanti alla Libia, Frontex è pronta a valutare un’eventuale richiesta di Roma per potenziare l’operazione Triton. “Le necessità del piano operativo sono concordate con le autorità italiane – spiega Ernst – e i livelli” delle risorse “impiegate corrispondono ai bisogni, identificati dall’Italia: sono sottoposti a costante monitoraggio, e vengono aggiustati a seconda della situazione, se necessario”.

I dati diffusi da Frontex, rivelano intanto che a luglio, i migranti sbarcati in Italia sono stati 10.160, -57% rispetto a giugno: il livello più basso per il mese di luglio dal 2014. “Vari i fattori” che hanno determinato il “significativo calo” secondo l’agenzia: dalle peggiori condizioni del mare nella prima metà di luglio, agli scontri vicino a Sabrata (punto di partenza “chiave”); ma anche la presenza della Guardia costiera libica che ha scoraggiato i trafficanti dall’inviare barconi. In tutto gli arrivi in Italia, nei primi 7 mesi, sono stati 93.900, più o meno in linea con lo stesso periodo del 2016. Quello dei nigeriani il contingente più rappresentato: uno ogni sei. A seguire i cittadini di Bangladesh, Guinea e Costa d’Avorio. E secondo il ministro degli Esteri Angelino Alfano quella della Libia è “l’unica soluzione” per allentare la pressione migratoria verso l’Europa. “Vogliamo creare lì sistemazioni umanitarie per i profughi – spiega -. E a questo scopo dobbiamo raggiungere finalmente l’unità politica del Paese e il ripristino della stabilità”.

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