Salmoni atlantici fuggiti dalle reti a causa dell’eclissi, impatto ambientale potrebbe essere devastante

Oltre trecentomila salmoni atlantici sono finiti nel Pacifico a causa delle maree e dell’innalzamento delle acque. Il fatto, è accaduto poche ore prima dell’eclissi, ha da subito allarmato le comunità della zona, tra cui molti pescatori del salmone Chinook, la specie più consumata (e più grassa) di cui le comunità Lummi si nutrono da anni: l’impatto ambientale poteva essere devastante, dato che i salmoni dell’Atlantico, se riuscissero a sopravvivere nel nuovo oceano, potrebbero portare malattie, ibridi e creare danni all’ecosistema.

In attesa di sapere come andrà a finire Ron Warren, del Dipartimento di Fauna e Pesca (Wdfw), si è detto preoccupato ma con le idee chiare: “Il nostro obiettivo è quello di proteggere i pesci nativi. Quindi l’unica cosa che possiamo fare è invitare a pescare quanti più salmoni dell’Atlantico possibile”.

Michael Rust del Noaa (National Oceanic and Atmospheric Administration), ha dichiarato: “Immaginate una vacca da latte che si perde nel Serengeti in Tanzania. Non durerebbe molto a lungo. Non durerebbe molto a lungo. Pero’, sottolineano altri studiosi, il salmone del Pacifico e’ più debole, lotta contro il cambiamento climatico, e dunque la situazione e’ diversa.” Sempre secondo i dati del Noaa negli anni Novanta circa 600mila salmoni atlantici si riversarono nel Pacifico ma non riuscirono a sopravvivere.

Nel frattempo, il Dipartimento della pesca e fauna selvatica di Washington, ha chiesto ai pescatori della zona di “andare subito a catturare quanti più salmoni possibile, indipendentemente dal numero o dal peso” si è capito che fra le acque del Pacifico davanti a Seattle stava succedendo qualcosa di grave.

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