Seu, esperti Simit: nessun rischio epidemia: cos’è e come si cura

“Al momento non c’è rischio epidemia”, ma “occorre mantenere alto il rispetto delle norme igieniche”. Il richiamo arriva dagli esperti della Simit, la Società italiana di malattie infettive e tropicali, dopo il decesso della bambina di due anni di Corato (Bari) a causa dell’infezione Seu (Sindrome emolitico-uremica), e il caso di un’altra bimba di 18 mesi in vacanza nel Salento, colpita nei giorni scorsi e attualmente in miglioramento.

La prima cosa è “scongiurare qualsiasi rischio epidemia – afferma Massimo Andreoni, direttore dell’Unità operativa complessa Malattie infettive all’Università di Tor Vergata – e la correlazione eventuale tra questi casi potrà essere effettuata dagli studi di biologia molecolare che avranno il compito di stabilire un eventuale nesso tra gli episodi in Puglia”. Al momento, sottolinea lo specialista, “i dati in nostro possesso ci inducono a ritenere che non vi siano pericoli per la popolazione né alcun rischio epidemia”. “E’ bene mantenere alta la guardia sulle principali norme igieniche e in primis il lavaggio delle mani, poiché è anche possibile, seppur eccezionalmente, la trasmissione del germe tra uomini per via oro-fecale”, avverte.

“La Sindrome emolitico-uremica – spiega Massimo Galli, vicepresidente della Simit e ordinario di Malattie infettive all’Università degli Studi di Milano – in questi casi è causata da un’infezione da Escherichia coli enteroemorragica. Tra la fine di luglio e la fine di agosto del 2013 erano stati registrati in Puglia 20 casi di Seu, per la maggior parte dei quali, esattamente 16 su 20, è stato possibile dimostrare l’associazione con un’infezione da E.coli enteroemorragica O26”.

Tutti casi fra bambini residenti in Puglia, o che vi avevano soggiornato. Ma “non risulta sia stata identificata con certezza la fonte dell’infezione, anche se è verosimile possa trattarsi di prodotti lattiero-caseari, in particolare latte bovino”, aggiunge. Le mucche ospitano frequentemente nell’intestino ceppi di E.coli che producono tossine – rilevano gli esperti – chiamate shigatossine (Stec) o verotossine (Vtec), in grado di provocare una grave sindrome nella nostra specie, ma non in bovini e ovini, a differenza nostra sprovvisti di recettori per la tossina.

Ma che cos’è la Seu e come si può manifesta?

La sindrome emolitico-uremica è una malattia acuta di notevole gravità che colpisce soprattutto i bambini e gli anziani. Generalmente la malattia esordisce con diarrea, spesso emorragica, vomito e dolore addominale ai quali fa seguito la comparsa di anemia emolitica, trombocitopenia e insufficienza renale, che comportano nella maggior parte dei casi il ricorso alla dialisi.

Quando si verificano casi di Seu in comunità scolastiche, scrive l’Istituto Superiore di Sanità sul proprio sito web, specialmente scuole materne e asili nido, occorre prestare particolare attenzione ad evitare che l’infezione si trasmetta ad altri bambini. In tali contesti occorre osservare misure di igiene rigide (igiene personale, lavaggio frequente delle mani, cambio di indumenti che siano venuti a contatto con le feci, sanificazione delle superfici) per evitare che l’infezione possa diffondersi.

La causa – Nel 70-80% dei casi, spiega l’Iss, la Seu è provocata da un’infezione intestinale sostenuta da un batterio capace di produrre nell’intestino una potente tossina che entra nel circolo sanguigno e colpisce soprattutto il rene. Il batterio fa parte della specie Escherichia coli e la tossina viene chiamata vero-citotossina o shiga-tossina. Il batterio viene perciò definito E. coli produttore di verocitotossina o VTEC. Il sierotipo VTEC più importante è E. coli O157. In un numero ridotto di casi la malattia è provocata da cause genetiche

I sintomi – Nelle forme associate ad infezione da VTEC, l’insufficienza renale è preceduta da diarrea (spesso con sangue) e vomito. Nel giro di alcuni giorni la tossina prodotta dal batterio e assorbita attraverso la parete intestinale raggiunge il rene e determina i sintomi di insufficienza renale: oliguria (scarsa produzione di urine) o anuria (assente produzione di urine). Oltre all’insufficienza renale nei pazienti con Seu sono presenti anemia emolitica (globuli rossi frammentati ed emoglobina ridotta) e piastrinopenia (piastrine in numero ridotto).

Come si contrae? I ruminanti, in particolare i bovini, sono frequentemente portatori asintomatici dei VTEC, a livello intestinale. Le loro feci possono quindi contaminare la carne e il latte durante la macellazione e la mungitura. Qualora la carne sia contaminata e venga consumata poco cotta, il germe può essere trasmesso all’uomo. Nel caso del latte, solo il latte non pastorizzato (crudo) può essere veicolo di infezione. E’ possibile, inoltre, che l’infezione venga trasmessa da una persona infetta (con gastroenterite) a una persona sana. Questa modalità di trasmissione è stata frequentemente documentata nelle famiglie con bambini (tra genitori e bambini oppure tra fratelli). Inoltre, l’infezione può avvenire per contatto diretto con gli animali o con acqua e vegetali contaminati da feci di ruminanti. Il periodo di incubazione dell’infezione da VTEC (tempo tra l’ingestione del batterio e l’inizio dei sintomi) è compreso tra 1 e 5 giorni.

La cura – Nelle fasi precoci dell’infezione da VTEC la diarrea è del tutto aspecifica, cioè non presenta caratteristiche particolari che consentono di distinguere quale agente infettante ne sia la causa. Come nella maggior parte delle diarree infettive, la terapia antibiotica non è necessaria e può perfino essere controindicata. E’ opportuno monitorare il quadro ematologico e la funzione renale dei pazienti con sospetta infezione intestinale da VTEC valutando la quantità di urina prodotta e altri segni che possono facilmente essere evidenziati da un normale esame delle urine. Durante la fase di insufficienza renale è indispensabile il ricovero presso un centro ospedaliero specializzato in nefrologia. La dialisi e la plasmaferesi vengono utilizzate per supportare la funzione renale e facilitare l’eliminazione di sostanze tossiche dall’organismo.

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