Tumori: test del sangue per scovare i 4 tumori più pericolosi in fase precoce

Un nuovo test del sangue per scovare i tumori più pericolisi: seno, colon, polmoni e ovaie, quando sono ancora in fase molto precoce e asintomatica: per quanto sia ancora un prototipo, si tratta di un test unico nel suo genere perché le biopsie liquide oggi in uso o in fase di sperimentazione sono in grado unicamente di trovare tumori in stadio più avanzato e di dire se le terapie in corso stanno facendo effetto.

Lo studio pubblicato sulla rivista Science Translational Medicine, invece, promette di scovare tumori in fase ancora estremamente precoce, studiando a fondo il Dna circolante nel sangue (che viene sequenziato ben 30 mila volte per ogni test) alla ricerca di qualsivoglia mutazione del cancro nota, per i 4 diversi importanti tumori.

Quella messa a punto dal team di Victor Velculescu della Johns Hopkins University, quindi, sarebbe una profonda innovazione in campo diagnostico perché permetterebbe di cercare tumori di vario genere, ipoteticamente senza partire da un sospetto specifico. Il test alle prime sperimentazioni è risultato in grado di scovare in media la metà dei tumori in fase precoce e quasi tutti quelli in stadio avanzato; inoltre non ha dato dei ‘falsi positivi’, ovvero non ha portato a diagnosi sbagliate laddove il tumore non c’era. E’ facile trovare le mutazioni del cancro se sai già cosa stai cercando, precisa lo scienziato: “per questo la nostra sfida è stata sviluppare un test del sangue che potesse predire la presenza probabile di un tumore senza conoscere in partenza le mutazioni genetiche presenti nel singolo paziente”, conclude Velculescu.

Ogni giorno circa 1.000 persone ricevono la diagnosi di tumore: è un numero importante che evidenzia il peso della patologia oncologica e lo sforzo continuo atto a migliorare la sopravvivenza dei pazienti non solo in termini quantitativi, ma anche in termini di qualità di vita. Questa monografia per la prima volta riporta stime di incidenza ottenute utilizzando i dati dei Registri Tumori italiani, con una copertura nel territorio nazionale del 60%. Dati che permettono di offrire una stima molto precisa dell’incidenza anche nelle aree non coperte dai Registri Tumori, e quindi di elaborare le proiezioni al 2016. Numeri che raccontano le storie di sofferenza, di troppe persone che nel loro complesso lasciano una preziosa eredità, un peculiare sostegno e orientamento a chi si occupa di ricerca, di assistenza e di programmazione sanitaria nel nostro Paese

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