Fuoco di Sant’Antonio, esiste un vaccino ma in pochi lo sanno

Un dolore insopportabile un’esperienza difficile, come “entrare in un tunnel di cui non si vede la fine”. Una patologia, della durata media di 5-6 mesi, con un grande impatto sulla qualità di vita di chi ne è colpito e che compromette l’attività lavorativa e le normali attività quotidiane. È il vissuto dei pazienti con Nevralgia Post-Erpetica che emerge da un’indagine realizzata da DoxaPharma per MSD Italia, che ha coinvolto oltre 200 persone tra i 60 e i 70 anni colpite da questa patologia, principale complicanza dell’Herpes Zoster o Fuoco di Sant’Antonio, che colpisce in Italia il 20% dei pazienti che hanno l’Herpes Zoster pari a circa 30.000 soggetti.

“Questo dolore ha la particolarità di essere molto resistente alle comuni terapie antalgiche – spiega Sandro Giuffrida, Direttore della U.O.C. di Igiene e Sanità Pubblica dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Reggio Calabria – per questo motivo è determinante il ruolo della prevenzione. Ma su questa patologia c’è un gap comunicativo: la percezione del rischio di ammalarsi di Zoster è elevata solo nelle persone che hanno conosciuto la malattia. Chi non ha questa percezione, in genere, non sa nemmeno che esiste un vaccino”. Per veicolare le informazioni un ruolo importante è quello del medico di medicina generale. “Vaccinare tutta la popolazione, con un’attenzione proprio verso le fasce più fragili, è l’unico modo per prevenire le conseguenze associate al Fuoco di Sant’Antonio – aggiunge inoltre Nicoletta Luppi, Presidente e Amministratore Delegato di MSD Italia – abbiamo la possibilità di farlo con un vaccino in una sola dose, che ha dimostrato efficacia e tollerabilità”.

L’Herpes Zoster o Fuoco di Sant’Antonio è una malattia comune e dolorosa che colpisce il nervo sensitivo e la cute circostante. È causato dalla riattivazione del virus Varicella-Zoster (VZV), lo stesso virus che causa la varicella, generalmente in età pediatrica. Dopo la guarigione dalla varicella, il virus Varicella-Zoster (VZV) rimane latente nei gangli sensitivi del midollo spinale e tronco encefalo grazie al sistema immunitario, che ne impedisce la riattivazione. Il naturale declino del sistema immunitario, generalmente a partire dai 50 anni di età, può comportare la riattivazione del virus.

L’Herpes Zoster si associa a complicazioni in circa la metà dei pazienti adulti colpiti. La più comune di tali complicanze è la Nevralgia Post-Erpetica (PHN), un dolore neuropatico prolungato e di intensità severa dovuto ai danni causati dalla riattivazione del virus VZV lungo i nervi. La PHN può persistere per mesi o addirittura per anni. Altre complicanze riguardano il nervo ottico, la perdita dell’udito, le infezioni cutanee, cerebrali e viscerali.

In Europa, quasi ogni adulto (oltre il 95%) ha contratto la varicella ed è quindi a rischio di sviluppare l’Herpes Zoster. Sono circa 1,7 milioni i nuovi casi registrati ogni anno in Europa1. Non è possibile prevedere chi si ammalerà di Herpes Zoster, ma invecchiando, il nostro sistema immunitario si indebolisce, quindi aumenta la possibilità che il virus si riattivi: due casi su tre di Herpes Zoster si manifestano dopo i 50 anni2,3. In Italia si registrano 157.000 nuovi casi ogni anno (quasi 18 casi ogni ora) pari a un’incidenza di 6,3 per 1.000 persone/anno4.

La sintomatologia è caratterizzata da mal di testa, affaticamento, malessere generale, dolore, bruciore, prurito o fitte nell’area cutanea interessata che presenta inizialmente eritema e bolle piene di liquido, che dopo alcuni giorni si aprono e si trasformano in croste. La fase acuta dura da 2 a 4 settimane5.

Il dolore neuropatico6. Il quadro clinico acuto dura circa 2-4 settimane, ma per alcune persone l’Herpes Zoster può portare a complicanze debilitanti e potenzialmente gravi. La complicanza più comune è nota come Nevralgia Post-Erpetica (PHN), un dolore nevralgico persistente nell’area interessata dall’Herpes Zoster, che le persone avvertono dopo la guarigione delle lesioni cutanee. Si stima possa colpire tra il 10 e il 20% dei soggetti di età >50 anni che hanno contratto il Fuoco di Sant’Antonio. In Italia si stima che la Nevralgia Post-Erpetica colpisca quasi il 10% dei soggetti: praticamente quasi 2 soggetti ogni ora.

Il dolore, di tipo neuropatico, è una conseguenza diretta della risposta al danno al nervo periferico causata dalla replicazione del virus nelle terminazioni nervose. La Nevralgia Post-Erpetica è uno stato doloroso prolungato avvertito come bruciore, fitte o sensazione di martellamento. In alcune persone la Nevralgia Post-Erpetica si manifesta in forma così severa da impedire il proseguimento di una vita normale – persino un leggero soffio di vento contro la pelle può essere doloroso e angosciante.

L’obiettivo delle cure è di limitare il più possibile la replicazione del virus e alleviare il dolore che accompagna la fase acuta. Farmaci antivirali vengono prescritti per limitare la durata e la severità dell’infezione, possibilmente entro le 72 ore successive alla comparsa dell’eruzione cutanea. Per il trattamento del dolore può essere necessario combinare più terapie. Nel dolore da neuropatia post-erpetica i comuni analgesici antinfiammatori sono inefficaci e le linee guida evidence-based specifiche raccomandano l’utilizzo di farmaci antiepilettici e antidepressivi o preparazioni topiche associate a farmaci e a trattamenti non farmacologici.

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