Il dolore muscolo-scheletrico colpisce quasi tutti gli italiani: il consiglio degli esperti

Colpisce il 97% degli italiani, e circa 6 persone su 10 ne soffrono ogni settimana. E’ la fotografia scattata dal Global Pain Index (Gpi), indagine promossa su oltre 19 mila persone in 32 Paesi da Gsk Consumer Healthcare (Gsk Ch). E’ il dolore muscolo-scheletrico, che si manifesta spesso con mal di schiena e cervicale. A soffrirne siamo “tutti, nessuno escluso, perché ognuno di noi almeno una volta ha vissuto un episodio di questo tipo”, sottolinea il presidente della Sigm (Società italiana di medicina generale), Claudio Cricelli,

Cosa possiamo fare per scongiurare questo problema, e quali sono le buone abitudini da adottare? “Molte delle cause di condizioni dolorose sono legate alla sedentarietà – sottolinea Cricelli – tutti noi sappiamo che una persona che non si è mossa da tempo appena cerca di fare un movimento un po’ impegnativo, anche di pochi chilometri, spesso lamenta dolori e malessere, perché chiaramente l’organismo, le articolazioni e i muscoli non sono abituati”.

“Lo stesso discorso vale per la postura – aggiunge – è noto che stare molto a lungo a sedere senza esercitare la colonna vertebrale ci porta a mal di schiena, a dolori alla colonna. La postura cadente, lo stare a sedere in posizioni scorrette e stare a lungo davanti al pc sono cattive abitudini che possono essere ampiamente prevenute ed evitate attraverso il movimento fisico e l’esercizio fisico. Prevenire il dolore significa anche e soprattutto prevenire le cause che lo provocano, quindi stiamo attenti ed evitiamo anche sforzi fisici eccessivi, come sollevare pesi o fare movimenti incongrui”.

“Il dolore – precisa il medico – può essere diviso in due grandi aree, cronico e acuto: quello cronico dura a lungo nel tempo, ed è appannaggio tipicamente delle età più avanzate, quello che noi identifichiamo come il dolore da osteo-artrosi. L’acuto invece compare improvvisamente, e interessa anche i più giovani (un comune mal di testa, o un dolore alla spalla oppure al braccio). Il dolore comunque è sempre un campanello d’allarme, il segnale di qualcosa che non va – ricorda il medico – Sottovalutarlo è sbagliato, pensare che basta combatterlo senza capire cosa lo ha provocato è un errore”.

Come è meglio intervenire per una corretta gestione di questi disturbi? “Il dolore lieve a volte non deve neanche essere combattuto, ci sono tante cause che si risolvono spesso da sole – osserva il presidente Simg – Nei casi di dolore medio, quello impegnativo che ci fa soffrire, l’approccio è o l’automedicazione con la possibilità di utilizzare un farmaco non prescritto dal medico, oppure, nei casi più ostici, rivolgersi al medico perché è evidente che può non bastare l’automedicazione. In termini pratici comunque la maggior parte dei dolori comuni sono legati a eventi non gravi, e possono essere controllati efficacemente attraverso l’auto somministrazione di antidolorifici”.

Ma attenzione all’abuso di farmaci, avverte il medico: “Il ‘pericolo’ è proprio che se ne utilizzino troppi, o che si usino medicinali non adatti al tipo di dolore che abbiamo. Generalmente si tende a pensare che i farmaci commercializzati per il trattamento del dolore siano tutti uguali: niente di più sbagliato”, sottolinea.

“Anche i farmaci che combattono il dolore appartengono a diverse categorie – prosegue – Ci sono i farmaci puri per il dolore, la cui unica attività è quella di combatterlo (come gli antidolorifici); poi ci sono altri farmaci che hanno un effetto sul dolore, ma che non agiscono esclusivamente su di esso, come ad esempio gli antinfiammatori. E’ evidente che se la causa del dolore è infiammatoria bisogna orientarsi su un farmaco che abbia capacità di combattere l’infiammazione. Se invece siamo di fronte a una sindrome di disturbo da dolore puro, allora è preferibile usare gli antidolorifici”, conclude.

“Aumentare la consapevolezza dei cittadini è il primo passo”, spiega all’AdnKronos Salute Cristián Dufeu, General Manager Gsk Ch Italia, Grecia e Israele, che illustra gli obiettivi della campagna ‘Fermi mai! Via libera al movimento’, prima iniziativa tricolore del progetto internazionale. Il punto di partenza della strategia messa in campo da Gsk Ch sono i risultati dell’indagine Global Pain Index, promossa dall’azienda su oltre 19 mila persone in 32 Paesi. “La prima conclusione – osserva Dufeu – è che il problema del dolore muscolo-scheletrico è sottovalutato”, con un pesante impatto sociale ed economico che ogni anno significa per il nostro Paese “un costo di 8 miliardi di euro e per ogni persona 3 giorni di malattia”, di assenza dal lavoro.

“Gsk Ch è un’azienda di riferimento a livello mondiale per i prodotti contro il dolore”, ricorda il manager. Quindi “è nostro ruolo e nostra responsabilità dare informazione e promuovere un livello di consapevolezza sull’impatto del dolore muscolo-scheletrico in Italia. Oggi facciamo il primo passo con il lancio della campagna ‘Fermi mai! Via libera al movimento’, che si svolgerà online e nelle principali farmacie” della Penisola.

L’iniziativa si avvale della collaborazione di “partner scientifici e istituzionali” che rappresentano i medici di medicina generale e i farmacisti, ‘sentinelle’ di salute e primi interlocutori sul territorio. “Rivolgersi a questi esperti e adottare uno stile di vita salutare” è la prima mossa, è convinto Dufeu. Se grazie all’informazione la consapevolezza del problema aumenterà – è il senso della campagna – i pazienti sapranno interagire meglio con i professionisti della sanità, ottenere le risposte giuste e metterle in pratica.

“Creare sensibilità sul dolore muscolo-scheletrico e migliorare l’interazione fra paziente e professionisti sanitari sono le due priorità fondamentali” anche dal punto di vista di Claudio Jommi, presidente dell’Associazione italiana di economia sanitaria, professore di Economia aziendale-Dipartimento di Scienze del farmaco all’università del Piemonte Orientale e responsabile scientifico dell’Osservatorio farmaci del Cergas Sda Bocconi di Milano. Finalità “perfettamente in linea con l’obiettivo del programma di Gsk Ch – commenta l’economista – Credo quindi che un punto di partenza ci sia stato: da un lato circoscrivere il fenomeno per avere una reale dimensione del suo impatto; dall’altro, in termini proattivi, migliorare l’informazione e la relazione con gli esperti, affinché il paziente sia in grado di gestire in modo appropriato il proprio dolore”.

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