L’alcol è cancerogeno e l’industria nasconde o minimizza il rischio di tumori

Si dice che a scoprirne le qualità sia stato addirittura Noè. Certo è che nella storia dell’umanità le bevande alcoliche hanno sempre accompagnato i pasti e soprattutto i festeggiamenti, che tipicamente prevedono molti brindisi. Ma alzare il bicchiere può essere un importante fattore di rischio per lo sviluppo del cancro. Uno studio recentemente pubblicato è giunto ad una conclusione impietosa nei confronti dei produttori: “L’industria dell’alcol nasconde o minimizza il rischio di tumori associato al consumo di bevande alcoliche”. A sostenerlo i ricercatori della London School of Hygiene & Tropical Medicine e del Karolinska di Stoccolma. Sono state analizzate le informazioni apparse su siti web e organizzazioni legate al settore: 24 su 26 avrebbero mostrato qualche tipo di distorsione.

“L’approccio più comune è presentare la relazione tra assunzione e cancro come altamente complessa, con il suggerimento che non ci sono evidenze chiare. In altri casi si nega che ci sia un collegamento o si contestano i rischi di un uso sporadico. Le strategie ricordano il ‘negare, distorcere, distrarre’, già adottato a suo tempo dall’industria del tabacco”, si legge nella studio. L’opinione di Mark Petticrew, l’autore principale, è però chiara: “Bere alcol anche moderatamente aumenta il rischio di cancro, e la sensibilizzazione del pubblico è scarsa. Se ci fosse una maggiore conoscenza, per i produttori sarebbe una minaccia seria”.

Le prove scientifiche a dimostrazione del rischio
Lo IARC, che si occupa anche della valutazione degli effetti degli agenti chimici e fisici sul rischio di cancro, ha infatti classificato l’alcol come agente cancerogeno fin dal 1988. L’alcol è stato inserito nel gruppo 1, vale a dire quello in cui sono comprese le sostanze per cui esistono sufficienti prove scientifiche della loro capacità di influenzare l’insorgenza dei tumori. Da allora sempre più ricerche hanno chiarito il legame tra alcol e numerose forme tumorali: quello della bocca, della faringe, dell’esofago, della laringe, del seno, del colon, del fegato, del pancreas.

Tra questi la grande indagine EPIC (European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition), i cui risultati relativi alla relazione tra alcol e cancro sono stati pubblicati nel 2011 sul British Medical Journal. Lo studio, a cui hanno partecipato anche ricercatori AIRC, ha evidenziato che il 10% di tutti i tumori che colpiscono i maschi e il 3% di quelli che colpiscono le femmine sono attribuibili al consumo di alcolici. Nel dettaglio, la ricerca ha stimato che l’alcol è responsabile di una quota oscillante tra il 25 e il 44% dei tumori di bocca, faringe, laringe e cavità nasali, del 18-33% di quelli del fegato, del 4-17% dei tumori del colon e del 5% dei tumori al seno femminili.

Come l’alcol favorisce l’insorgenza del cancro
A oggi non sono noti tutti i meccanismi attraverso cui l’alcol contribuisce alla nascita del tumore. Alcune cose però le sappiamo: ad esempio, l’alcol irrita le mucose impedendo alle cellule danneggiate di ripararsi correttamente. Questo può favorire lo sviluppo dei tumori della bocca e della gola. L’alcol è metabolizzato nel fegato, l’organo che ha il compito di rendere meno tossiche le sostanze che lo attraversano. Nel fegato l’alcol può causare infiammazione e alterazioni alle cellule epatiche che possono con il tempo diventare cellule tumorali.

A livello del colon l’alcol agisce con almeno due diversi meccanismi: tramite l’acetaldeide, una sostanza in cui l’alcol è convertito e che è riconosciuta come cancerogena; e poiché riduce la capacità di assorbimento dei folati, dei composti che sembrano proteggere dal cancro del colon e della mammella, e dalle loro recidive. Inoltre l’alcol stimola la produzione di estrogeni e androgeni circolanti nel sangue, ormoni importanti nella crescita e nello sviluppo del tessuto del seno. Se tali ormoni sono in eccesso, aumenta il rischio di cancro.

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