Malattie trasmesse sessualmente è boom tra i giovani

Il problema delle malattie sessualmente trasmesse “è sempre più forte nelle giovani generazioni, perché oggi non c’è più la percezione del rischio legato a queste malattie, dall’Aids all’epatite, e quindi si assiste a un ritorno di tali patologie”. A puntare i riflettori sul riemergere di tali infezioni è il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, che a margine della seconda Giornata nazionale di informazione sulla salute riproduttiva, ha sottolineato come sia fondamentale dunque una «giusta e corretta informazione indirizzata a genitori e figli”. Oggi, ha avvertito Lorenzin aprendo un workshop scientifico al ministero, al quale prendono parte numerosi esperti, “non c’è purtroppo consapevolezza piena delle conseguenze di varie malattie anche comuni”.

Riferendosi quindi alla questione più generale della salute riproduttiva, Lorenzin ha sottolineato come dallo scorso anno si sia arrivati ad approvare i nuovi livelli essenziali di assistenza “che prevedono anche – ha detto – la gratuità della procreazione medicalmente assistita (Pma) sia omologa sia eterologa”. Inoltre, ha ricordato il ministro, «abbiamo avviato una serie di campagne di screening per entrambi i sessi». La Pma, ha rilevato il ministro, «riguarda la terapia, ma noi vogliamo lavorare moltissimo anche sulla prevenzione, motivo per il quale abbiamo insistito tanto da un lato sulla corretta informazione sugli stili di vita e tutto ciò che può compromettere la fertilità, dall’altro abbiamo insistito molto sull’importanza della diagnosi precoce per donne e uomini». Rispetto ai giovani, ha concluso Lorenzin, “è fondamentale una più generale educazione all’affettività, insieme all’educazione sessuale e ai corretti stili di vita”.

Il ministro ha espresso preoccupazione per la sottovalutazione del comportamento a rischio rispetto, per esempio, agli anni ’80-’90: “bisogna tenere alto l’allarme, educare i giovani informandoli con campagne istituzionali e spingendoli a tutelare se stessi”, ha affermato. Sottolineando che sono sempre meno i ragazzi che utilizzano il telefono verde Aids e Ist, e in particolare sono diminuite le donne, il presidente dell’Iss Walter Ricciardi ha richiamato l’attenzione sull’aumento non solo dell’Aids, ma anche di sifilide, gonorrea, condilomi, herpes genitale e altre malattie sessualmente trasmissibili. “Cresce la disinformazione – ha sottolineato – circa la metà delle persone che si rivolge al telefono verde dichiarando di aver avuto un comportamento a rischio, non esegue poi il test Hiv. E questo dimostra che non c’è una consapevolezza di ciò che può succedere.

Conta probabilmente anche l’idea che l’infezione si può tenere sotto controllo con i farmaci, ma non bisogna dimenticare che l’Aids si cronicizza, è curabile ma non guaribile. Sono 125 mila le persone colpite in Italia e che convivono con la malattia”.

La disinformazione, secondo i dati dell’Iss, negli ultimi 30 anni è passata dall’11,4% del primo decennio, al 13,6% rilevato negli ultimi anni. In 12 telefonate su cento, fatte da persone di tutte le età, emerge che l’idea è che il rischio di contrarre l’Hiv sia legato a baci, zanzare e bagni pubblici. Il telefono verde, che in 30 anni ha svolto 800 mila interventi di counselling, ha risposto in maggioranza a uomini (75,4%), persone che dichiarano di aver avuto rapporti etero (56,8%) e da giovani tra i 25 e i 39 anni (57%). Costanti rimangono le richieste di consulenza in materia legale con riferimento a discriminazioni sul posto di lavoro, stigma, violazione della privacy. Un vademecum per far conoscere ai sieropositivi quali siano i loro diritti e come tutelarli è stato presentato oggi dall’Iss.

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