Nuovo caso di Seu: bambino di 8 anni ricoverato a Bari: La sindrome emolitico-uremica

Seu in Puglia, è il terzo caso da ferragosto ad oggi e il sesto dall’inizio dell’anno. Dallo scorso 31 agosto è ricoverato nell’ospedale Giovanni XXIII di Bari un bambino di 8 anni di Foggia. Le condizioni del piccolo paziente, attualmente sottoposto a dialisi nel reparto di nefrologia del pediatrico, seno stabili e sotto controllo. Il bambino potrebbe aver contratto la tossina che ha poi scatenato l’infezione durante una vacanza con la famiglia in Emilia Romagna. È lì infatti, prima del rientro a casa, che ha avvertito i primi sintomi. Il bimbo è stato ricoverato prima nell’ospedale di San Giovanni Rotondo e poi trasferito d’urgenza a Bari.

È stata invece dimessa in buone condizioni di salute la bambina francese di 18 mesi che aveva contratto la Seu durante una vacanza in Salento. Proseguono intanto le indagini sulla morte della bimba di 2 anni di Corato avvenuta nelle scorse settimane sempre a causa di una infezione da Seu, forse provocata da acqua contaminata.

La sindrome emolitico-uremica è una malattia acuta di notevole gravità che colpisce soprattutto i bambini e gli anziani. Generalmente la malattia esordisce con diarrea, spesso emorragica, vomito e dolore addominale ai quali fa seguito la comparsa di anemia emolitica, trombocitopenia e insufficienza renale, che comportano nella maggior parte dei casi il ricorso alla dialisi.

Quando si verificano casi di Seu in comunità scolastiche, scrive l’Istituto Superiore di Sanità sul proprio sito web, specialmente scuole materne e asili nido, occorre prestare particolare attenzione ad evitare che l’infezione si trasmetta ad altri bambini. In tali contesti occorre osservare misure di igiene rigide (igiene personale, lavaggio frequente delle mani, cambio di indumenti che siano venuti a contatto con le feci, sanificazione delle superfici) per evitare che l’infezione possa diffondersi.

La causa. Nel 70-80% dei casi, spiega l’Iss, la Seu è provocata da un’infezione intestinale sostenuta da un batterio capace di produrre nell’intestino una potente tossina che entra nel circolo sanguigno e colpisce soprattutto il rene. Il batterio fa parte della specie Escherichia coli e la tossina viene chiamata vero-citotossina o shiga-tossina. Il batterio viene perciò definito E. coli produttore di verocitotossina o VTEC. Il sierotipo VTEC più importante è E. coli O157. In un numero ridotto di casi la malattia è provocata da cause genetiche

I sintomi. Nelle forme associate ad infezione da VTEC, l’insufficienza renale è preceduta da diarrea (spesso con sangue) e vomito. Nel giro di alcuni giorni la tossina prodotta dal batterio e assorbita attraverso la parete intestinale raggiunge il rene e determina i sintomi di insufficienza renale: oliguria (scarsa produzione di urine) o anuria (assente produzione di urine). Oltre all’insufficienza renale nei pazienti con Seu sono presenti anemia emolitica (globuli rossi frammentati ed emoglobina ridotta) e piastrinopenia (piastrine in numero ridotto).

Come si contrae? I ruminanti, in particolare i bovini, sono frequentemente portatori asintomatici dei VTEC, a livello intestinale. Le loro feci possono quindi contaminare la carne e il latte durante la macellazione e la mungitura. Qualora la carne sia contaminata e venga consumata poco cotta, il germe può essere trasmesso all’uomo. Nel caso del latte, solo il latte non pastorizzato (crudo) può essere veicolo di infezione. E’ possibile, inoltre, che l’infezione venga trasmessa da una persona infetta (con gastroenterite) a una persona sana. Questa modalità di trasmissione è stata frequentemente documentata nelle famiglie con bambini (tra genitori e bambini oppure tra fratelli). Inoltre, l’infezione può avvenire per contatto diretto con gli animali o con acqua e vegetali contaminati da feci di ruminanti. Il periodo di incubazione dell’infezione da VTEC (tempo tra l’ingestione del batterio e l’inizio dei sintomi) è compreso tra 1 e 5 giorni.

La cura. Nelle fasi precoci dell’infezione da VTEC la diarrea è del tutto aspecifica, cioè non presenta caratteristiche particolari che consentono di distinguere quale agente infettante ne sia la causa. Come nella maggior parte delle diarree infettive, la terapia antibiotica non è necessaria e può perfino essere controindicata. E’ opportuno monitorare il quadro ematologico e la funzione renale dei pazienti con sospetta infezione intestinale da VTEC valutando la quantità di urina prodotta e altri segni che possono facilmente essere evidenziati da un normale esame delle urine. Durante la fase di insufficienza renale è indispensabile il ricovero presso un centro ospedaliero specializzato in nefrologia. La dialisi e la plasmaferesi vengono utilizzate per supportare la funzione renale e facilitare l’eliminazione di sostanze tossiche dall’organismo.

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