Pensione minima? per pochi e solo a 70 anni con 650-680 euro al mese

I giovani che sono interamente nel sistema contributivo e hanno avuto carriere discontinue, in futuro, potrebbero andare in pensione prima dei 70 anni e con 20 anni di contributi avendo maturato un trattamento pari a 1,2 volte l’assegno sociale (448 euro), invece dell’attuale 1,5.

E’ l’indicazione arrivata dal governo al tavolo con i sindacati. Nell’incontro di ieri il ministro del Lavoro Giuliano Poletti ha illustrato un meccanismo che faciliterà un pochino i giovani “discontinui” che hanno cominciato a lavorare dopo il 1996 (cioè interamente nel sistema contributivo) nell’impresa di andare in pensione a 68-69 anni. E soprattutto, permetterà loro di avere un assegno previdenziale minimo di 650-680 euro. Meglio di niente, ma certo nulla per cui vale la pena di stappare lo champagne.

Su questo intervento i sindacati si sono detti sostanzialmente favorevoli, pur riservandosi delle valutazioni più puntuali. Critiche invece sono arrivate al sostanziale “no del governo” sulla questione del meccanismo automatico dell’adeguamento dell’età pensionabile all’aspettativa di vita. Per il leader Cgil Susanna Camusso «c’è un’ampia reticenza da parte del governo a dire che la questione è all’ordine del giorno. Abbiamo ribadito con nettezza che per noi è fondamentale superare un meccanismo che pesa due volte in termini di allungamento dell’età e abbassamento dei rendimenti”. Sulla pensione dei giovani precari torna invece l’ex ministro Pd Cesare Damiano: “al tempo del Governo Prodi – spiega – avevamo individuato nei contributi figurativi in caso di disoccupazione, nell’accesso più favorevole al riscatto della laurea e nella lotta al lavoro precario, gli strumenti cardine per conseguire l’obiettivo di una pensione adeguata”. Insomma, la proposta di Poletti va nella giusta direzione, ma non basta.

Il confronto con il governo comunque prosegue. È stato «un incontro utile, in un clima positivo, con l’impegno a continuare», ha sottolineato Poletti. I prossimi appuntamenti sono fissati per il 5 settembre (sui temi del lavoro), il 7 e il 13 settembre (ancora sulle pensioni). Ma «entro la fine del mese di settembre e, comunque, prima della presentazione della legge di bilancio bisogna arrivare ad un risultato», ha avvertito il leader della Uil, Carmelo Barbagallo. Per la Cisl, come ha detto il segretario confederale Maurizio Petriccioli, si tratta di «ipotesi positive ma ancora non sufficienti per tenere insieme il necessario ripristino delle condizioni di flessibilità con il tema dell’adeguatezza dei trattamenti pensionistici».

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