Ecco tutti i segreti del durian, svelato il Dna del frutto più disgustoso del pianeta

Il durian è famoso in tutto il mondo per essere il frutto più disgustoso del pianeta. Grazie al suo alto contenuto di fibre alimentari questo frutto favorisce il transito alimentare a livello intestinale con conseguenti benefici per la digestione. Oltre a questo la fibra stimola la produzione di succhi gastrici ed aiuta a prevenire condizioni come la stipsi, la flatulenza, bruciori di stomaco ed indigestione.

In Asia è considerato il ‘re dei frutti’ e il suo intero genoma è stato mappato per la prima volta al mondo da un gruppo di scienziati dell’Humphrey Oei Institute of Cancer Research-National Cancer Center di Singapore (Nccs) e della Duke-Nus Medical School, partnership strategica istituita nel 2005 tra la Duke University Medical School americana e la National University of Singapore (Nus).

Il lavoro, pubblicato su ‘Nature Genetics’, è stato finanziato dalla donazione di un anonimo devoto al pregiato alimento che in Oriente è protagonista di veri e propri pellegrinaggi: nella stagione in cui matura, eserciti di ‘fan’ affrontano lunghi viaggi soltanto per assaggiarlo. Con tanto di agenzie specializzate in ‘durian tour’, pacchetti vacanze organizzati ad hoc.

Chi non conosce bene il Sud-Est asiatico probabilmente faticherà a comprendere la portata della notizia, ma basta avere esplorato Paesi come l’Indonesia o la Malesia per capirne il peso. Particolarmente bramato dai fruttariani, che nei loro raduni fanno a gara per conquistarsi un pezzo della sua polpa bianca e carnosa, il re dei frutti ha tra i suoi estimatori anche il vice direttore del Nccs Teh Bin Tean. Co-autore principale dello studio, si definisce un ‘durian lover’ e spiega: “Da genetista non potevo non essere naturalmente curioso di conoscere il Dna del durian. Quale gene provoca il suo odore pungente? Come nascono le sue spine?”.

Per provare a rispondere a questi e ad altri quesiti, i ricercatori hanno applicato le moderne tecniche di sequenziamento genetico alla varietà più apprezzata del frutto, il ‘re dei re’: il durian Musang King, Mao Shan Wang in cinese. Ebbene, la prima scoperta riguarda il numero di geni trovati: circa 46 mila, praticamente il doppio dei 23 mila dell’uomo.

Gli scienziati hanno anche ripercorso l’evoluzione del durian, andando indietro di 65 milioni di anni per tracciare la sua ‘parentela’ con la pianta di cacao, ingrediente base del cioccolato. Ma soprattutto hanno cercato di far luce sulla caratteristica più singolare del frutto: l’odore pungente. Un profumo inebriante per gli amatori, una puzza insopportabile per tutti gli altri. Negli hotel o a bordo dei mezzi pubblici di diversi Paesi asiatici sulle rotte del durian, è prassi imbattersi addirittura in cartelli con le scritte ‘No durian’ o ‘No durians allowed’. Negli alberghi sovente il consumo è ammesso soltanto all’aperto.

“Cosa provoca l’odore del durian?” è stata quindi la “domanda da un milione di dollari” a cui gli studiosi hanno voluto rispondere. E ci sono riusciti: confrontando l’attività di gruppi di geni di diverse parti dell’albero di durian, hanno identificato una famiglia di geni chiamati Mgl (metionina gamma-liasi) che regolano la produzione di sostanze odorose dette Vsc: composti volatili solforosi, ben noti a chi indaga le cause dell’alito cattivo. “Le nostre analisi – riferisce Patrick Tan della Duke-Nus Medical School, co-autore principale della ricerca – hanno rivelato nel frutto un’iperproduzione di Vsc che ne spiega l’odore”. Una delle ipotesi è che il durian abbia selezionato questa specificità per attrarre gli animali, inducendoli a cibarsi del frutto e a propagarne i semi.

L’équipe ha deciso di donare la mappa genetica del durian ai botanici del National Parks Board di Singapore, nella speranza che possa contribuire a future ricerche e a fare formazione, sensibilizzando sui rischi della deforestazione e dell’industrializzazione. Oltre a quella analizzata, infatti, esistono in natura altre 25 specie di durian. Alcune sono commestibili e altre no, ma quasi tutte sono minacciate dagli attacchi dell’uomo all’ambiente. Secondo gli scienziati, infine, la tecnica usata potrebbe essere impiegata anche su piante di interesse medico. Non a caso, a scandagliare il genoma di ‘Re Durian’ è stato un team di studiosi del cancro.

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