Malnutrizione, ogni 5 secondi muore un bambino sotto i 5 anni

Nel mondo ogni 5 secondi muore un bambino sotto i 5 anni. La malnutrizione è la concausa di quasi la metà di queste morti e nei bimbi di età compresa tra 0 e 5 anni può causare l’arresto della crescita, impedirne lo sviluppo mentale e aumentare il rischio di contrarre malattie.

Sono quasi 6 milioni, ogni anno, i bambini sotto i 5 anni che muoiono per malattie facilmente prevenibili e curabili e 60 milioni i minori tra 6-11 anni che non vanno a scuola, 58 milioni solo nei Paesi più poveri. 400 milioni sotto i 13 anni vivono in povertà estrema e altrettanti sono discriminati a causa della loro religione, etnia, disabilità, genere.

La povertà e il divario sociale, con i fenomeni ad essi collegati, sono problematiche che non riguardano solo Paesi poveri ed economie emergenti. Nei Paesi ad alto reddito la crescita economica ha permesso un generale miglioramento dei livelli di benessere, tuttavia nell’Unione Europea circa il 27% dei minori è a rischio di povertà e di esclusione sociale. In Italia, oltre 1 milione di bambini vive in povertà assoluta, senza il necessario per crescere e senza opportunità educative, mentre oltre 2 milioni vivono in povertà relativa. Nel nostro Paese, un bambino su 10 non può permettersi abiti nuovi mentre 1 su 20 non riceve un pasto proteico al giorno.

“Per porre fine alla malnutrizione e garantire i diritti dei bambini è essenziale riconoscere l’importanza della collaborazione tra settore pubblico e privato e le sfide e le opportunità a essa collegate” ha dichiarato Daniela Fatarella, Vice Direttrice di Save the Children, in occasione del dibattito pubblico “Porre fine alla malnutrizione dei bambini entro il 2030: il ruolo delle partnership pubblico-privato”, che si è tenuto oggi a Bergamo nell’ambito della settimana di iniziative promossa dal Comune e dalla Provincia, in collaborazione con BergamoScienza, in vista del G7 dell’agricoltura che sarà ospitato dalla città il 14 e il 15 ottobre.

Gli interessi di pubblico e privato si incrociano sul tema dei diritti dei bambini. Per le aziende che vogliono avere un impatto sostenibile sulle comunità in cui operano, infatti, è essenziale promuovere il benessere dei più piccoli e impegnarsi per favorirne il raggiungimento. “Non dobbiamo dimenticarlo se intendiamo contribuire ad abbattere fame e malnutrizione entro il 2030, così come indicato dagli obiettivi delle Nazioni Unite” ha aggiunto la Vice Direttrice dell’Organizzazione internazionale che dal 1919 lotta per salvare la vita dei bambini e garantire loro un futuro.

L’esperienza di Save the Children dimostra che le collaborazioni proficue col settore privato sono realizzabili. Presenti presso il BergamoScienceCenter per raccontare come questo sia possibile, Aldo Cristiano, Director of Global Procurement Raw Materials e Head of Sustainability Ferrero e Mario Cerutti, Chief Sustainability Officer Lavazza. Con entrambe le aziende, l’Organizzazione ha avviato partnership basate sull’ambizione condivisa di rendere i diritti dei bambini protagonisti di percorsi di sviluppo sostenibile.

È accaduto, per esempio, in Costa d’Avorio, dove, grazie alla collaborazione tra Save the Children e Ferrero, è in corso un progetto per la protezione e educazione dei minori vittime di sfruttamento nelle piantagioni di cacao. Mentre in India la Fondazione Giuseppe e Pericle Lavazza ha scelto di sostenere due progetti dell’Organizzazione: per la lotta alla mortalità infantile e per lo sviluppo di talenti e potenzialità dei bambini, attraverso l’offerta di vocational training ai ragazzi di Calcutta.

“Le partnership pubblico-privato possono svolgere un ruolo significativo nel porre fine alla fame e alla malnutrizione dei bambini entro il 2030, soprattutto se trattate come una modalità innovativa di collaborazione e non come una mera modalità di finanziamento. Auspichiamo che, analogamente a quanto fatto per l’energia, venga istituita in Italia una piattaforma che ne consenta la promozione, contribuendo in questo modo anche all’attuazione della nuova legge 125/2014 sulla cooperazione allo sviluppo” ha concluso Fatarella.

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