Il manifatturiero è il motore economico del Paese

Il presidente di Confindustria Udine Matteo Tonon: «Non solo le grandi firme, il motore dell’economia nel nostro Paese è fatto anche e soprattutto dalle tante piccole, medie e grandi aziende manifatturiere che con i loro prodotti ‘fatti in Italia’, continuano a dimostrarsi vincenti sui mercati internazionali, creando occupazione e generando ricchezza nel nostro territorio».

“Il nostro valore fatto in Italia” è stato il titolo e il senso dell’evento, in cui si è parlato di lavoro, legalità, crescita, innovazione, manifattura ed export, alla presenza, tra le maggiori autorità istituzionali intervenute, del ministro dello Sviluppo Economico, Federica Guidi, e del segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni.

Dopo l’inno d’Italia cantato dal mezzosoprano Michaela Magoga accompagnato al piano da Marius Bartoccini, hanno portato i saluti istituzionali Furio Honsell, sindaco di Udine (“La mia riconoscenza a nome della città va a tutti gli imprenditori e le imprenditrici, che, con coraggio e senso di sacrificio, creano condizioni per cui tutti cittadini possano raggiungere la massima dignità con il lavoro”); Pietro Fontanini, presidente della Provincia di Udine (“La mia proposta al ministro Guidi è di farsi portatrice dell’applicazione al Fvg della fiscalità di vantaggio, dato che siamo una regione dove la concorrenza con Paesi confinanti a regimi più favorevoli è molto forte”); Sergio Bolzonello, vice-presidente Regione FVG (“Manifatturiero è centrale nella politica economica di questa regione, va rilanciato con forza”), e Sergio Razeto, vice-presidente di Confindustria Friuli Venezia Giulia (“Udine è il cuore pulsante dell’impresa del Fvg, ma fare impresa è una missione eroica, e c’è bisogno di riforme epocali”).

Crescita e manifatturiero. Nella sua relazione il presidente degli industriali udinesi, che ha dapprima ricordato le figure di Fabio Illusi e Giovanni Spangaro, ha sottolineato come la centralità del manifatturiero sia condizione irrinunciabile per ogni percorso di crescita, benessere e occupazione. Ricordando come l’innovazione rappresenti “un tratto caratteristico della storia industriale del Friuli” Tonon ha ripercorso le tappe salienti che nei due secoli scorsi hanno rivoluzionato il modo di fare impresa: dalla personalità di Arturo Malignani che per primo intuì importante energia elettrica su scala industriale a quella del figlio Camillo, (“il primo presidente della nuova Associazione Industriali ricostituitasi nel secondo dopoguerra”), dall’introduzione del forno Martin Siemens nel l’industria siderurgica, agli studi scientifici di Luigi Chiozza che hanno portato alla creazione di un’importante industria dedicata all’estrazione dell’amido dal riso. “Tre esempi di creazione di valore attraverso innovazione; dopo un secolo sono questi i valori fondanti su cui si basa la nostra capacità di fare impresa nella nostra regione, in un percorso che ci ha portato a innovare processi e affrontare le sfide del mercato internazionale e combattere le difficoltà”. Ma la crisi è stata dolorosa: tra il 2007 ed il 2013 in Provincia di Udine l’occupazione ha perso circa 10mila posti di lavoro. Negli ultimi quattro anni le unità locali manifatturiere, al netto delle imprese artigiane, sono diminuite da 1.480 a 1.390, il 6% in meno. Il tasso di disoccupazione è salito a Udine al 7,9%. Ma il “Friuli industriale c’è – ha ribadito Tonon – si è aggrappato all’export, con un saldo attivo all’ultimo trimestre del +8%, ed è presente con produzioni di eccellenza riconosciute in oltre 140 paesi nel mondo: la quota del manifatturiero sul valore aggiunto totale è di quattro punti superiore a quella nazionale”. Da qui, l’appello alla politica e alle imprese, (“Ad ognuno le sue responsabilità”) in un percorso verso una crescita strutturale.

Made in Italy. Ma intanto bisogna fare i conti con un baricentro dell’economia sempre più spostato verso i Paesi emergenti.Ma è proprio il valore dell’eccellenza connessa al prodotto italiano “fatto in Italia” la molla da cui ripartire. “La tutela del fatto in Italia, del Made in, manifatturiero integrato da servizi qualificati, è una battaglia non facile ma su cui tutti noi esortiamo ad andare avanti con convinzione non per forma di protezionismo che non ci appartiene ma, anzi, per una valorizzazione del nostro saper fare”.

Infine, il duro attacco del presidente Tonon agli scandali corruzione: “Constatiamo come l’impresa sia frenata da tanti lacci burocratici per fare le cose quando poi invece per fare le grandi opere si fanno leggi speciali all’interno delle quali si annida il malaffare. Questa cultura non ci appartiene e lo ribadiamo chiaramente”.

Tematiche che sono state approfondite nel corso di una tavola rotonda moderata dal giornalista di Radio 24 News Sebastiano Barisoni, cui hanno partecipato la presidente della Regione Fvg Debora Serracchiani, il ministro Guidi, il segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni, e in video collegamento, Lisa Ferrarini, vice-presidente di Confindustria per l’Europa nonché presidente del Comitato tecnico per la Tutela del Made in e lotta alla contraffazione.

La tutela del made in sarà una battaglia al centro del semestre europeo a presidenza italiana, ha assicurato il ministro Guidi. “La tutela del Made in è un tema importante che tutela il consumatore che sa che acquista un prodotto a un certo prezzo perché legato a una filiera produttiva e a un determinato saper fare”. E se la chiave è esportare, Guidi ha ribadito l’impegno del Governo nel supportare le aziende in percorsi di internazionalizzazione efficaci: “Nelle prossime settimane presenteremo le linee guida del piano straordinario per il Made in Italy per sostenere le imprese che vogliono andare all’estero irrobustendo le forme di accesso all’export credit”.

Le misure adottate dal governo per incentivare le patrimonializzazioni sono uno shock necessario per il ministro, perché per stare sui mercati emergenti “un po’ di massa critica serve, le imprese che si patrimonializzano e si irrobustiscono riescono avere accesso a canali credito alternativi rispetto a quelli bancari”.

Per Serracchiani anche in Fvg le “aziende che hanno retto alla crisi sono quelle che hanno investito modo sistemico in innovazione e ricerca”. In questa direzione va il piano di sviluppo industriale messo a punto dalla Regione, che riserva buona parte dei fondi della programmazione europea agli investimenti in ricerca. “Abbiamo scelto di incidere, e questo ci colloca tra le regioni più avanti sulle riforme. La manifattura è al centro ma l’attenzione va anche rivolta ad altri settori, e non basta accompagnare le aziende sui mercati esteri e abbandonarle. È importante che quando si parla di internazionalizzazione ci sia un sistema”.

Le conclusioni, infine, al segretario della Cisl Bonanni: qualche spiraglio in tema di lavoro si intravede, “ma servono ancora modifiche alla legge Fornero che è stata un grande errore. Bene ha fatto il ministro Poletti a sfoltire le pesantezze sul contratto a termine”. Non convince invece quello a tutele crescenti, “il mondo del lavoro e i lavoratori hanno bisogno di strumenti che già conoscono. Occorre far funzionare quelli che già abbiamo. Se fossi ministro mi muoverei per risolvere false partite IVA e co.co.co”.

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