La Quinta Stagione,uno sguardo al nostro ambiente

dal 27 giugno al cinema

Una misteriosa calamità si manifesta, prolungando l’inverno più del dovuto. La primavera si rifiuta di arrivare, il paesaggio e gli animali continuano ad essere in letargo. Alice, Thomas e Octave, tre ragazzi di un piccolo villaggio belga nel cuore delle foreste delle Ardenne, lottano per dare un senso al mondo che intorno a loro sta crollando. Il trascorrere dei mesi porterà a giorni di una mancata estate in cui la violenza degli altri abitanti del villagio esploderà e un’effimera gioiariapparirà grazie al passaggio di un venditore di fiori. Quando però ogni forma di civiltà rischia di scomparire, un rito pagano sembra essere l’unica soluzione.

Per la realizzazione de “La quinta stagione” è stato consultato un professore belga dell’università di Liegi, Françoise Lempereur, per gli aspetti storici e folcloristici, ma sono stati ascoltati anche i contadini locali che hanno raccontato agli autori ricordi e ansie per il futuro, anche se – sottolineano Woodworth e Brosens – il film racconta una situazione ipotetica che si verifica in un prossimo futuro. Ma mentre i film di fantascienza proiettano spesso le loro storie in un futuro indeterminato dove gli abitati della Terra hanno già abbandonato il pianeta divenuto ormai invivibile, ‘La quinta stagione’ prefigura questa mutazione senza menzionarla. “Tutti gli elementi presenti nel film – aggiungono i registi – derivano in una certa misura dalla realtà, esattamente come nei nostri due film precedenti. Con ‘La quinta stagione’ abbiamo rivolto il nostro sguardo al nostro ambiente perché abbiamo sentito che era necessario trasporre le nostre idee nel contesto in cui viviamo”. Anche se, aggiungono, “in realtà, la storia de La quinta stagione potrebbe essere ambientata in molti luoghi”.

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