Salone del Gusto, un modello di evento a basso impatto ambientale

Un evento a ridotto impatto ambientale, nonostante i grandi numeri. È questa la sfida del Salone del Gusto 2012, la grande fiera gastronomica di Slow Food che quest’anno si fonderà con Terra Madre, a Torino, dal 25 al 29 ottobre. Il percorso per ridurre le emissioni legate all’evento, ma anche la produzione di rifiuti e lo spreco di risorse, è iniziato nel 2006 in collaborazione con il Corso di studi in Design del Politecnico di Torino e l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo. Ma quest’anno, spiegano gli organizzatori, si assisterà ad un vero e proprio salto di qualità: l’impatto sarà ridotto di oltre il 65% rispetto a quella prima edizione, arrivando, per usare le parole del presidente Roberto Burdese, a “un modello di eccellenza da esportare a livello internazionale”.

 

Un nuovo approccio “sistemico”,  dunque, e di “collaborazione con decine di partner” che si traduce in diversi interventi concreti. A partire dalla corretta gestione dei rifiuti e della raccolta differenziata, una specie di termometro dello stato di salute di un evento a ridotto impatto ambientale. “Dall’edizione 2006 al 2010 i rifiuti sono diminuiti del 34,5%, la percentuale di differenziazione è passata dal 16,2% al 58,5% e la purezza del rifiuto ha superato il 93% per tutte le frazioni di raccolta”, spiega l’associazione nata a Bra, che ha affiancato alla fase di raccolta quella del riutilizzo dei materiali,  creando “un ciclo chiuso certificato che riduce emissioni e costi, azzera i rifiuti in discarica e crea prodotti più sostenibili”. Il vetro raccolto, per esempio, sarà utilizzato da uno stabilimento in provincia di Vicenza per produrre vasetti per i cibi dei presidi Slow Food. La frazione organica, in cui finiranno anche le posate e le stoviglie biodegradabili che sostituiscono la plastica in tutti gli stand, è destinata ad un impianto di Santhià, vicino a Verbania, per essere trasformata in compost. Con conseguenze significative. “Avviando 100 kg di stoviglie monouso al compost e non in discarica, per esempio, si risparmiano 60 kg di CO2, equivalenti a sei auto che percorrono 50 km o a 385 lampadine da 50 w accese tutto il giorno”, spiega Franco Fassio, docente in Progettazione di eventi sistemici all’Università di Scienze Gastronomiche. Anche le bancarelle e gli stand degli espositori (in tutto più di mille) saranno allestiti con materiali ecologici: pallet e pannelli in legno certificato FSC o PEFC (proveniente cioè da foreste gestite in maniera corretta e responsabile), juta confezionata vicino a Torino. E ancora, cantinette climatizzate a basso consumo nell’Enoteca e arredamenti in acciaio riciclato nella Piazza della pizza.

 

Un capitolo a parte merita l’aspetto logistico. “I prodotti delle comunità del cibo di Terra Madre che arrivano alle dogane sono stoccati in un magazzino di transito a Torino”; poi “trasportati all’Oval (Lingotto) con furgoni a metano e distribuiti ai produttori utilizzando mezzi elettrici e manuali”, spiega Slow Food. Gli stessi produttori hanno dovuto rispettare alcune linee guida per l’eco-imballaggio, in modo da “evitare lo spreco di cibo (quindi rifiuto) a causa di un imballaggio poco resistente o non adeguato al contenuto”. L’illuminazione sarà effettuata con 3.000 lampade a bassissimo consumo energetico (23 watt), e saranno installate sette colonnine per la distribuzione di acqua sfusa, “dotate di contatore per calcolare le bottigliette di PET evitate”. Per la comunicazione, sfruttando mail, social network e un’applicazione dedicata, si è utilizzato il 37% in meno di carta rispetto al 2010. Tutte pratiche che, continua Fassio, “possono anche tradursi in azioni virtuose da esportare nella vita di tutti i giorni”. La stessa app contiene una parte “educativa” che dà informazioni su come fare la raccolta differenziata all’interno degli spazi del Lingotto, sensibilizzando così a una corretta gestione dei rifiuti.

 

Altra novità di questa nona edizione è un’iniziativa ad hoc dedicata al packaging: il Premio SlowPack, organizzato “per incoraggiare i produttori italiani e stranieri che espongono al Salone del Gusto e Terra Madre a riflettere sull’impatto che imballaggi non ecologici hanno sull’ambiente e sulla bontà organolettica e la sicurezza di un alimento”. Saranno premiati esempi di packaging sostenibile e biodegrabile, realizzati sia con materiali tradizionali, sia innovativi.

fonte:lastampa.it

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