Trashed film documentario,l’inarrestabile deriva dell’inquinamento globale

La Terra vista dallo spazio rivela il suo volto ‘sporco’ con vaste porzioni della Cina coperte da tonnellate di spazzatura e le acque del fiume Ciliwung, in Indonesia, appena visibili a causa di una marea di plastica che le copre. E’ un atto d’accusa nei confronti della grande economia mondiale, ma anche un richiamo alla lotta e al cambiamento,”Trashed – Verso Rifiuti Zero”, film documentario di Candida Brady con Jeremy Irons, da domani 12 giugno nelle sale.

Ogni anno buttiamo via 58 miliardi di bicchieri usa e getta, miliardi di sacchetti di plastica (100 miliardi l’anno nella sola Europa), 200 miliardi di bottiglie di plastica e miliardi di tonnellate di rifiuti domestici, tossici ed elettronici.

Il film racconta l’inarrestabile deriva dell’inquinamento globale con una guida d’eccezione, Jeremy Irons, che conduce lo spettatore attraverso i cinque continenti e l’inquinamento di aria, terra e oceani. Su una barca nel Pacifico settentrionale, l’attore affronta la realtà del Pacific Garbage Patch, un vero e proprio continente di rifiuti plastici nell’Oceano, e il suo effetto sulla vita marina. Il riscaldamento globale scioglie le calotte polari, rilasciando in mare veleni che erano stati conservati nel ghiaccio per decenni. Su una spiaggia accanto all’antica città libanese di Sidone, circondato da una montagna di spazzatura, Irons fissa l’orizzonte ed esclama “Spaventosa!”. fiume-rosso-2

”Abbiamo fatto questo film perché ci sono tante persone che sentono il bisogno urgente di affrontare il problema dei rifiuti e della sostenibilità – dichiara l’attore premio Oscar – C’è bisogno che questo fastidioso argomento sia compreso e condiviso dal maggior numero possibile di comunità in tutto il mondo per cercare insieme le soluzioni migliori. In questo i film possono giocare un ruolo importante, educando la società, e portando anche argomenti così ‘difficili’ a un pubblico il più ampio possibile. Pensiamo ad esempio a Un Inconvenient Truth di Al Gore. Lo si ama o lo si odia, ma tutti ne hanno sentito parlare. I film hanno il potere di arrivare a tutti, ci toccano a livello emotivo e ci spronano all’azione”.

Dopo aver affrontato un viaggio tra tanti disastri, Jeremy Irons è tuttavia ottimista. Va alla ricerca di soluzioni, incontra persone che hanno cambiato la loro vita e che oggi non producono quasi più nessun rifiuto, cerca di stimolare la legislazione anti-rifiuti, visita un’intera città che ormai è praticamente senza sprechi, scoprendo che il cambiamento non solo è essenziale, ma è già in atto. In due parole: ”rifiuti zero”. Utopia? Non tanto, visto che San Francisco ha raggiunto quest’anno l’80% di raccolta differenziata.

“Credo che la maggior parte delle persone sia pronta a collaborare nella riduzione dei rifiuti, ma per incoraggiarle la politica nazionale dovrebbe essere chiara e coerente, e cercare di coinvolgere tutti – spiega Irons – Anche all’interno di una grande metropoli come Londra vi è un’enorme discrepanza tra le politiche comunali. Credo che debba essere progettata e realizzata un’iniziativa di portata nazionale nella gestione dei rifiuti, che non vanno bruciati o seppelliti”.

“Va invece promossa una la loro riduzione, accompagnata dal riciclo. Quest’epoca – aggiunge – in cui soffriamo un aumento della disoccupazione, potrebbe essere il momento ideale per la creazione di un settore nuovo e redditizio, capace di creare anche nuovi posti di lavoro”.

Secondo i dati del Tellus Institute (“Più posti di lavoro, meno inquinamento: in crescita l’economia di riciclaggio negli Stati Uniti”, 2011), il riciclaggio crea 10-20 volte più posti di lavoro degli inceneritori e con un tasso di riciclaggio inferiore al 33%, le industrie di riciclaggio attualmente forniscono più di 800mila posti di lavoro, mentre un tasso nazionale di riciclaggio del 75% potrebbe creare 1,5 milioni di posti di lavoro.

“Vorrei che la gente facesse pressione per ottenere una legislazione capace di ridurre i rifiuti, regolando la produzione di imballaggi, in particolare materie plastiche contenenti tossine non dichiarate, e plastiche utilizzate per imballare alimenti e acqua in bottiglia. Vorrei inoltre che la gente rimuovesse tutti gli imballaggi subito dopo l’acquisto, in modo da spingere il problema indietro, verso i produttori. Vorrei che la gente utilizzasse il suo ingegno per scoprire come si possono ridurre gli sprechi sia a casa che sul posto di lavoro. Vorrei che la gente regalasse per Natale una borsa della spesa in tela ad almeno un’altra persona. E mi piacerebbe che dicessero ai loro amici di andare a vedere Trashed”.

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