le numerose proprietà benefiche della lettura

Leggere è un’attività che dovrebbe essere rivalutata, specie dagli italiani che detengono un primato poco onorevole di dedizione alla lettura, collocandosi tra i cittadini di Paesi al mondo dove si legge meno – addirittura dietro a Paesi considerati del terzo mondo.

Dovrebbe essere rivalutata perché non solo è un’attività piacevole che si scopre a mano a mano che la si pratica, ma anche perché è in grado di stimolare la fantasia come pochi altri mezzi. A differenza della TV, per esempio, dove il cervello subisce passivamente a quanto viene esposto, con un libro si attivano diverse aree che lo tengono allenato – e questo, ormai si sa, è un modo per prevenire le malattie degenerative come la demenza e, perché no, anche l’Alzheimer.

Ma non solo: leggere è davvero un modo per rilassarsi e immergersi in un mondo d’immaginazione che può, per un po’, far dimenticare i problemi quotidiani, arricchendoci anche interiormente. Insomma, leggere fa bene e, oggi, lo dimostra ulteriormente un nuovo studio che suggerisce come un buon libro sia un vero e proprio tonico per il cervello.

A sostenere dunque che leggere fa bene al cervello è la neuroscienziata Susan Greenfield la quale ritiene che la lettura contribuisce ad ampliare i tempi di attenzione – cosa che si nota in particolare nei bambini.

«Le storie hanno un inizio, uno svolgimento e una fine: una struttura che incoraggia il nostro cervello a pensare in sequenza, per collegare causa, effetto e significato – spiega al Daily Mail la baronessa Greenfield.

Leggere non coinvolge soltanto i sensi, ma è un modo per conoscere e ampliare i propri orizzonti: in sostanza è un vero e proprio modo di espandere le funzioni cognitive. La lettura, spiega ancora Greenfield, può arricchire il nostro rapporto con il mondo; aumentando la nostra comprensione di altre culture ci aiuta a entrare in empatia con il prossimo.

«In un gioco per computer, potrebbe essere necessario salvare una principessa, ma non ci si cura di lei, si vuole solo vincere – aggiunge Greenfield – Invece, una principessa in un libro ha un passato, un presente e un futuro, ha collegamenti e motivazioni. Siamo in grado di relazionarci a lei. Noi vediamo il mondo attraverso i suoi occhi».

John Stein, emerito professore di neuroscienze al Magdalen College di Oxford, afferma che «la lettura esercita tutto il cervello», ricordando che è tutt’altro che un’attività passiva.

Uno studio statunitense del 2009 ha evidenziato tramite delle scansioni cerebrali per immagini come che la lettura della descrizione di paesaggi, suoni, odori e sapori attivasse aree cerebrali legate a queste esperienze nella vita reale, creando nuovi percorsi neurali. In altre parole, il nostro cervello simula il vivere esperienze reali, cosa che non avviene quando si sta guardando la TV o si gioca con un videogame dove, come detto più sopra, il cervello subisce gli eventi passivamente. Per il cervello, come dimostrato dagli esperimenti di visualizzazione creativa, non distingue tra esperienze reali e immaginate.

Infine, ciliegina sulla torta, in un precedente studio i ricercatori dell’Università di Sussex hanno dimostrato come 6 soli minuti di lettura possano ridurre i livelli di stress di oltre due terzi, più che ascoltare musica o a fare una passeggiata. Cosa volere di più?

Condividi questo articolo: 




 

Altre Notizie