Due milioni di euro pubblici finiscono sotto i tendoni

Il circo forse non è un business, nel senso che difficilmente ci si diventa ricchi. Ma ha un orgoglio forte rispetto ad altri settori dello spettacolo che sono iperassistiti: vive del suo. Più un piccolo (piccolissimo) sostegno pubblico.

Tutti conoscono le grandi famiglie degli Orfei e dei Togni, ciascuna delle quali ha più circhi. Ma, in totale, le famiglie circensi italiane sono un’ottantina e tengono in piedi all’incirca 100 circhi. Il numero non è preciso perché, a fronte di alcune grandi realtà stabili e che lavorano tutto l’anno, ce ne sono altre «stagionali», che quindi aprono e chiudono.

Una quindicina di circhi si considerano ormai «in esilio», nel senso che, pur essendo italiani in tutto, lavorano esclusivamente su piazze estere: i Paesi iberici, i Balcani, ma anche l’Estremo Oriente. Poi ce ne sono un’altra trentina – piccoli e stagionali – definiti tecnicamente «arene», cioè allestimenti senza tendone che lavorano solo d’estate all’aperto. Quando diciamo «Il» circo, per antonomasia, quindi, ci riferiamo a tutti gli altri (50-60) che lavorano tutto l’anno e allietano le feste di Natale nelle maggiori città italiane.

Tra artisti, tecnici, impiegati e addetti alla cura degli animali, il mondo circense dà oggi lavoro a 4 mila e 500 persone (con forti oscillazioni stagionali, però) e alimenta un importante indotto nel comparto metalmeccanico, al quale viene commissionata tutta l’attrezzatura, nonché gli imponenti mezzi di trasporto.

L’associazione di settore è l’Ente nazionale circhi, di cui è presidente Antonio Buccioni: «L’orgoglio del nostro circo – dice – è quello di vivere dei propri mezzi. La nostra forza è quella di avere un pubblico affezionato che ci sostiene, anche economicamente». Poi, due lire dallo Stato arrivano, si capisce, «ma poca roba».

Tutto il comparto dello spettacolo itinerante, in effetti, accede al Fus, il fondo unico dello spettacolo, del quale agli «itineranti» va l’1,5 per cento, pari a 6,6 milioni di euro l’anno, così divisi: 3,3 milioni se li prendono i luna park per le loro costose strutture. I restanti 3,3 milioni, teoricamente, vanno il circo. Ma 1,3 milioni sono vincolati al mantenimento della casa di riposo per i circensi di Scandicci, per l’Accademia del Circo di Verona e per il Centro di documentazione circense della stessa città.

Ai circa 60 circhi che ne fanno richiesta vanno, dunque, sì e no due milioni l’anno: un’inezia, il corrispettivo dei costi di trasporto e (qualche volta) delle utenze.

 
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