Nanoscienza al servizio del progresso economico, della salute e della medicina

Dalle padelle antiaderenti alle biciclette superleggere, fino all’ultimo modello di smartphone in arrivo dagli Usa. Le nanotecnologie sono già in mezzo a noi, sotto forma di un migliaio di prodotti con un giro d’affari stimato in 250 miliardi di dollari. La scienza dell’ultrapiccolo è la seconda rivoluzione industriale nella storia dell’uomo. Ed è anche a colpi di nanotech che si potrà vincere il ‘mal di spread’ e uscire dalla crisi economica. E’ questa la scommessa lanciata dalla Conferenza mondiale sul futuro della scienza che si è tenuta a Venezia, organizzata dalla Fondazione Umberto Veronesi e dedicata quest’anno proprio alle promesse delle nanotecnologie. Nanoscienza al servizio del progresso economico, della salute e della medicina.

“Le nanotecnologie – spiega Paolo Milani, professore di fisica all’università degli Studi di Milano e direttore della Fondazione Filarete – diventeranno nel giro di pochi anni una istituzione dedicata alla ricerca avanzata, uno strumento di uso comune come l’energia elettrica, senza cui il mondo non si muoverebbe”. Spostare e assemblare atomi e molecole: il nanotech è questo, in pratica imitare “quello che la natura fa normalmente spendendo molto poco in energia. Mentre noi dobbiamo spendere molto per fare le stesse cose”.

Le prospettive aperte dalle nanotecnologie sono affascinanti e potenzialmente infinite. Alcune sono già diventate realtà, mentre altre sono in arrivo. Gli esempi sono numerosissimi: il transistor dalle dimensioni di un virus, la pellicola antiaderente che cambiando colore segnalerà il cibo scaduto, i nuovi robot. Il più fotografato a Venezia e’ stato ‘robotCub’, nato 5 anni fa nei laboratori dell’Iit di Genova: 53 nanomotori, alto come un bimbo di 3 anni, interagisce con l’uomo ed esegue ordini. E proprio come un bambino che cresce, continua anche a imparare.

Ma nel nanomondo sono molto più ampi anche gli orizzonti della medicina. In 15 anni – prospettano gli scienziati – le malattie si potranno diagnosticare usando minuscole navicelle in grado di esplorare il corpo umano. E si potranno curare con ‘nanonavi’ cariche di farmaci, che trasporteranno la terapia solo sul bersaglio da colpire. E ancora, ci saranno cerotti intelligenti capaci di segnalare un’infezione nella ferita; novità contro il cancro e le malattie neurologie degenerative come Parkinson e Alzheimer, ma anche nei trapianti d’organo e nell’impiego di cellule staminali.

Non mancano poi le applicazioni più avveniristiche modello telepatia: strumenti per la comunicazione via pensiero, da cervello a cervello, anche da un continente all’altro; o la ‘vista ai raggi X’, che rende gli oggetti trasparenti e ha già attirato l’attenzione delle forze armate. Il pianeta ‘Nano’, infine, è anche piu’ pulito. Tra i poteri delle nanotecnologie c’è anche la produzione di energia dalla luce solare, copiando la fotosintesi delle piante. E sempre sul fronte ambientale sono allo studio spugne che assorbono gli oli, separandoli dall’acqua attraverso l’uso di campi magnetici. Il nanofuturo è green.

 
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