Tartarughe abbandonate tra i pilastri dei capannoni

Tra i pilastri dei capannoni dove si lavoravano i metalli, oggi nuotano le tartarughe. Di certo non potevano mancare nell’area verde più giovane di Torino, il Parco Dora, nato dalla riconversione di vecchi stabilimenti. Nelle vasche dei treni di laminazione, nel lotto Ingest, sono spuntate pinne e carapaci. È il risultato dell’abbandono – illegale e sanzionabile – delle tartarughe di compagnia, acquistate per far felici i bambini.

In città abbondano: dall’acquario dei torinesi, in genere, finiscono nei laghetti, ad esempio nel parco della Pellerina. Diversi esemplari sono ricomparsi, però, anche dove già in passato erano stati sfrattati, come nella fontana di piazza Statuto (l’ultima segnalazione all’ufficio fauna e flora della Provincia è di questi giorni). Si tratta di tartarughe carnivore esotiche, dannose perché decimano le specie autoctone. Una soluzione definitiva non c’è, a causa di un rimpallo da parte delle autorità su chi debba occuparsene. Se dalla Provincia sostengono che il Comune raccolga le tartarughe trovate nelle fontane per trasferirle alla Pellerina, da Palazzo Civico negano seccamente.

Anche il Corpo Forestale si tira fuori. Non esistendo un ricovero a loro destinato, questi animali sono lasciati a sé. La Provincia dà comunque due raccomandazioni a chi trova le tartarughe: adottarle, oppure portarle alla Facoltà di medicina veterinaria (nel 2011 ne ha ricevute 30, quest’anno 13). È solo la punta dell’iceberg: molte tartarughe abbandonate sono destinate a morire.

Articolo tratto da Animalia, le pagine del mercoledì dedicate agli animali sulla cronaca di Torino

 
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