tempi agricoli stravolti dai cambiamenti climaci

Cicli produttivi anticipati e un calendario delle campagne da rivedere. Dovrà aggiornarsi anche il celebre Almanacco di Frate Indovino, che da 67 anni scandisce i tempi di semine, potature e raccolti: evidentemente, Padre Mariangelo da Cerqueto non aveva previsto l’avvento dei cambiamenti climatici che stanno stravolgendo i tempi dell’agricoltura.

Secondo la Cia, la Confederazione Italiana Agricoltori, negli ultimi vent’anni il progressivo aumento delle temperature ha cambiato i tempi dell’agricoltura soprattutto al Sud, dove si raccoglie anche 20 giorni prima, e a risentirne sono la vendemmia e la raccolta delle olive, ma anche nocciole, mele e pere. Nella stagione estiva, rispetto al trentennio 1960-1990, i cicli vegetativi si sono anticipati mediamente di 5-10 giorni al Nord e di 7-12 giorni al Centro-Sud, con punte in Sicilia di 15-20 giorni, con riduzioni e anticipazioni importanti per uva da tavola e pesche.

Anno nero per le castagne, vittime della siccità prolungata che ha amplificato gli effetti deleteri dell’’insetto killer’, un parassita di origine cinese presente in Italia dal 2002, il cinipide galligeno, con cali generalizzati della produzione dell’80%.

Secondo Giuseppe Cornacchia, responsabile dipartimento economico della Cia, “bisogna passare ad un’agricoltura che richieda meno acqua, riscoprendo colture più invernali: più grano e orzo e meno mais”. Intanto, giovani e intraprendenti, alcuni agricoltori hanno deciso che, se i cambiamenti climatici non si possono fermare, allora è il caso di adeguarsi, e si sono messi a piantare specie tropicali, dalle banane alle spezie, e a produrre vino d’alta quota.

A Palermo, sono spuntate le banane e a breve potrebbero arrivare anche le coltivazioni di mango, mentre in Puglia si coltiva paprika, curcuma e zenzero. Non riescono ad adattarsi altrettanto bene, invece, le api, distratte dalla produzione di miele a causa delle temperature torride registrate quest’estate.

A causa del caldo, “le api sono costrette a fare più viaggi per cercare acqua e mantenere temperature più basse all’interno delle arnie”, spiega Lorenzo Bazzana, responsabile del settore api della Coldiretti. Tutto lavoro in più “che non avvantaggia l’attività apistica” e a risentirne è il raccolto e la produzione di miele.

Per contenere le temperature all’interno delle arnie, le api “cercano di creare delle correnti con il battito d’ali per far uscire l’aria calda” e dovendo preoccuparsi di abbassare le temperature sottraggono tempo alla produzione. Questa siccità, sottolinea Bazzana, “ha comportato una riduzione di tanti raccolti anche perché non ci sono state le fioriture”.

Per questa stagione, dunque “non si attende una raccolto particolarmente abbondante ma per un bilancio definitivo si dovranno aspettare almeno altri due mesi”. Il caldo sta creando seri problemi alle nostre produzioni: “gli animali sono tutti stressati e ne risente anche la produzione di latte e uova. Nei bovini ad esempio – conclude Bazzana – si registrano maggiori aborti”.

 
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