Basta! Mi do all’agricoltura, la fuga «green» dalla città

Se sentite qualche vostro collega sbottare così forse è il caso che incominciate a prendere sul serio i suoi sfoghi.

A Bologna e in Emilia, come nel resto d’Italia, sono infatti tantissimi quelli che decidono di farsi rubare le braccia dall’agricoltura per una decina di giorni nelle aziende agricole, in cambio di vitto e alloggio.In Emilia 54 fattorie ospitano contadini «fai da te»

A fornire i dati è la sezione italiana di Wwoof, l’organizzazione di volontari che mette in contatto, in vari Paesi del mondo, le fattorie biologiche con i viaggiatori amanti della vita agreste (Wwoof sta infatti per World Wide Opportunities on Organic Farms ed è nata 41 anni fa in Inghilterra). In Italia sono 580 le strutture agricole che decidono di ospitare braccianti improvvisati dalla città; di queste, 54 sono in Emilia: 12 a Bologna, 12 a Modena, 3 a Piacenza, 4 a Parma, 2 a Reggio, 1 a Ferrara, 3 a Ravenna, 2 a Rimini e 2 a Forlì. «E dire che i primi tempi c’erano solo due liste con 70 fattorie tra Toscana e Umbria, mentre quei pochi soci italiani volevano andare all’estero, oggi invece, negli ultimi 2-3 anni, sono diventati la parte preponderante», ricorda il presidente di Wwoof Italia, Claudio Pozzi.

COME FUNZIONA – L’iscrizione per i contadini neofiti avviene online e costa 25 euro, comprensivi di polizza assicurativa; anche i minorenni posso iscriversi, ma dovranno essere seguiti da un adulto nella «vacanza-lavoro». Una volta ottenuta la lista delle fattorie, sta al «wwoofer» contattare quella più in linea con i suoi interessi. Sarà poi quest’ultima a valutare le motivazioni del candidato. Una volta raggiunto l’accordo si parteciperà al progetto. «I primi arrivano ad aprile e sono per lo più stranieri, americani, australiani, inglesi, francesi e tedeschi, gli italiani sono pochi, preferiscono andare all’estero», spiega Romano Cosi del podere Il Granello di Pianoro, socio Wwoof dal 2008. «Con le prime mail facciamo la scrematura, ci sono persone che in realtà hanno solo interesse a fare viaggi low cost, in realtà vogliamo sviluppare una relazione costruttiva, far capire quel che c’è di buono dalla terra».

IL FENOMENO – Romano dice di ricevere addirittura troppe richieste, da marzo a novembre e non sempre c’è lavoro a sufficienza come richiedono le stagioni. Anche Eszter Matolci dell’azienda Angirelle di Monterenzio, nonché coordinatrice emiliana di Wwoof, conferma la crescita del fenomeno. «C’è il ragazzo americano di origini italiane il cui nonno ha fatto la guerra a Imola e nell’ultimo anno moltissimi bolognesi che vengono nel weekend o per una settimana», racconta. I lavori cominciano a primavera con i diserbi, i trapianti nell’orto e si va avanti fino a luglio, ma chi ha animali da accudire ha bisogno di volontari tutto l’anno. «Noi abbiamo il castagneto e ci servono persone anche a ottobre, chi ha la vigna invece pure ad agosto e settembre — prosegue — spesso ci capita gente che non è esperta, vuole fare esperienza diversa dal suo stile di vita e noi li facciamo partecipare ai nostri lavori, fare legna, nutrire gli animali, fare il formaggio, cuocere il pane nel forno a legna, confezionare le marmellate—. Poi bisogna spiegargli tutto, perché chi viene per due settimane non ha idea del ciclo delle piante e magari si mette a zappare in discesa, rischiando di spaccarsi la schiena».

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