i laghi chimici di Rende

Chi più ne ha più ne metta!Ferro, alluminio,manganese,arsenico, cromo e nichel, cobalto e piombo.

A Rende, in provincia di Cosenza, ben nascosti da erba alta e terrapieni, ci sono , scarti di lavorazione industriale pieni di metalli pesanti, sversati in vasche non impermeabilizzate. L’inviato di Striscia la Notizia, Luca Abete, è andato in Calabria per documentare questo grave caso di inquinamento ambientale.resize.php

Una società piemontese, circa 30 anni fa, costituì un’azienda a pochi chilometri dal centro di Cosenza che dalla lavorazione del legno estraeva il tannino. Attorno ai capannoni della fabbrica vennero scavate otto vasche per raccogliere gli scarti chimici della lavorazione che, però, non sarebbero state opportunamente isolate, lasciando filtrare, per anni, le sostanze più pericolose.

Le attività dell’azienda terminarono all’inizio degli anni duemila, ma le buche di stoccaggio, mai isolate dal terreno, sono ancora lì e continuano a contaminare l’intera area. Delle otto iniziali, ne restano solo tre. Le altre sono state interrate senza alcuna bonifica causando un danno per il terreno incalcolabile.

A confermarlo, alle telecamere di Striscia, è il Prof. Gino Crisci, Direttore del Dipartimento di Biologia Ecologia e Scienze della Terra dell’Università della Calabria, chiamato dalla magistratura in qualità di esperto per stabilire il grado di inquinamento dell’ambiente.

Secondo le analisi effettuate, i depositi di liquidi velenosi, non coibentati, filtrando in profondità avrebbero contaminato le falde acquifere e di conseguenze i terreni circostanti. Per la bonifica, oggi, bisognerebbe rimuovere il contenuto delle vasche, eliminare i materiali inquinanti dal fondo, svuotare la falda e immettere acqua pulita. Un’operazione che va fatta il prima possibile per salvaguardare la salute dei residenti.

Dopo aver documentato la drammatica situazione, Luca Abete ha incontrato il sindaco di Rende che ha spiegato di aver avviato un procedimento per costringere i responsabili, ossia i proprietari dell’azienda, a bonificare il sito quanto prima possibile.

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